La bambola dello scandalo.

Divulghiamo l’ appello di Jacopo Melio:

È da giorni che mi state segnalando questa foto scattata da un ragazzo al centro commerciale “Toys” (credo di Reggio Emilia).

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Si tratta, come ha scritto l’autore del post e come si può leggere dalla confezione, di una “Bambola DOWN” per “favorire l’integrazione sociale”, venduta a 24.90€ con tanto di biglietto in bella vista con scritto “Ho un prezzo SPECIALE”.

Ora, ammetto che quando mi chiedete pareri simili, su questioni molto delicate e soggettive anche se apparentemente banali, sono un po’ in difficoltà perché voglio rispettare l’opinione di tutti. Cerchiamo quindi di creare un dibattito sano e costruttivo. Mi avete chiesto cosa ne penso e vi risponderò partendo da una premessa basilare…bambola_baby_down_1_20140213_1311752415

LE PAROLE SONO IMPORTANTI.
Come dico sempre, ciò che ferisce non è la parola ma l’uso che se ne fa e l’intenzione nascosta dietro di essa.
Chiamare un gioco “Bambola DOWN”, è chiaro a tutti, non è una mossa di mercato proprio intelligente.
Io NON SONO la mia malattia: non siamo diabetici, cardiopatici, ciechi o sordi. Siamo Paolo, Francesca, Luca e Ginevra. Siamo solari, lunatici, intelligenti, egoisti, affettuosi o stronzi.
Quindi, il chiaro errore che salta subito all’occhio è quello comunicativo!
Dire di voler integrare le persone che hanno una certa disabilità (dico “certa” perché siamo tutti abili e tutti disabili in qualcosa, mettiamocelo in testa!) partendo dal sottolineare in cosa consiste la loro disabilità, è sicuramente un passo falso.
Odio nella maniera più assoluta le etichette. Combattere la disuguaglianza attraverso le classificazioni non è diverso dal voler portare la pace nel mondo con le armi. Anzi!

Detto questo, però, non ci trovo niente di sbagliato nel tentare una forma di integrazione simile. Purché in modo costruttivo, ovviamente.
Sono stati inventati i “Ciccio bello” con la pelle scura e le Barbie in sedia a rotelle, non vedo perché dovrebbe essere amorale proporre una bambola con tratti somatici che indichino una “diversa diversità”. Il gioco, soprattutto nei primi anni di socializzazione tra pari, è un modo per approfondire ciò che ci circonda e imparare a rapportarci con il contesto in cui cresciamo. Quale occasione migliore per insegnare ai propri figli che siamo tutti “adatti” per essere scelti, anche da uno scaffale di un centro commerciale?

Non contento mi sono informato meglio.
Nella confezione della bambola è inserito un opuscolo che contiene alcune semplici indicazioni sulle attività più indicate per stimolare le capacità sensoriali e intellettive dei bambini con sindrome di Down. I genitori potranno così orientare i propri bambini al rispetto e all’apprezzamento della diversità, insegnando loro a trattare tutti allo stesso modo supportati da una guida che è molto più che un semplice libretto delle istruzioni.
Inoltre, il ricavato della vendita di questa bambola andrà a sostenere le attività della Cooperativa “Il Martin Pescatore” che si è occupata della sua distribuzione, e a finanziare altre due associazioni di familiari di persone con disabilità genetica (“Retinite pigmentosa Emilia-Romagna” e il “Centro Emiliano problemi sociali per la Trisomia 21” di Bologna).
Tra le attività che si potranno sostenere acquistando questa bambola è previsto un laboratorio di sartoria per realizzare i vestitini per le bambole, che darà un’opportunità di lavoro a persone in situazioni di disagio.

PER CONCLUDERE…

Ben vengano situazioni come questa per parlare di diversità. Dobbiamo far capire ancora troppo alle persone, nel quotidiano, che siamo tutti uguali proprio perché siamo tutti diversi.

Ben vengano le televisioni o i giornali che parlano di disabilità o ben vengano assunzioni lavorative apparentemente “azzardate” (vedi il caso dell’assistente alla scuola materna con sindrome di Down). Tutto va bene e tutto serve, purché lo si faccia senza pietismo e senza discriminazione implicita ma con spontaneità.

Magari, ecco, cerchiamo di non tirarci la zappa sui piedi. Le parole, come dicevo, sono importanti, e non saperle utilizzare distorce anche la più nobile delle intenzioni.

Cara Cooperativa “Il Martin Pescatore”, la vostra idea mi piace: che ne dite di cambiare però il nome?
Noi della Onlus ‪#‎vorreiprendereiltreno‬ possiamo sicuramente darvi qualche spunto (scrivete nei commenti il nome che preferite!)

Se poi volete saperne di più sulla bambola, ecco il sito:http://www.ilmartinpescatore.org/attivita-produtt…/baby-down

E voi, come la pensate?
Scrivetelo nei commenti, condividete e fate girare il post!
di Iacopo Melio

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