La dura giornata di una mamma: 28 ore. Anzi di più!

Vita da mamma: sei la prima a svegliarsi la mattina, l’ultima ad andare a dormire, vai a lavoro, pensi al gatto, al cane, ai bimbi, alla colazione, alla lavatrice, alle pulizie, alla cena, e 24 sembrano troppo poche! Pensiamo «a quel che c’è da fare» anche mentre dormiamo, che sia un problema in ufficio, a casa, il pollo da scongelare o un certificato per la piscina del bambino. 

12472670_1059112150775529_3138754518945899514_n

Mamma Greta Paoletti abita in provincia di Reggio Emilia, ha due bambini Alice di quasi 4 anni e Alessandro di quasi 1 anno e un pincher di nome Bella di 6 anni, è grafica pubblicitaria libera professionista e mamma a tempo pieno. Racconta che le piacerebbe arrivare a scrivere in modo serio sul suo percorso di fecondazione assistita per dare una mano alle coppie in difficoltà.

Le cose da fare in casa sono un milione, la stanchezza è pronta a farsi sentire, ma si viene ripagati dalla gioia travolgente e l’ amore unico e indescrivibile per i bambini.

Alcune mamme le scrivono: “… è bello leggere finalmente qualcosa di vero e genuino che racconta la sana (e dura) realtà delle mamme”. Era quello che volevo. Allora forse sto facendo davvero qualcosa di carino e che, soprattutto, mi piace fare. A volte la stanchezza ha il sopravvento e l’ironia cede il passo alla noia ma spero sempre di arrivare al cuore di chi mi legge regalando qualcosa di me.

ED ECCO A VOI 20 GIORNI DA MAMMA ASSIEME ALLA NOSTRA GRETA!

Giorno 1.
Al di là di raffreddori vari e nasi colanti ho visto la luce: i bimbi che giocano assieme. Ore passate sul tappetone a suon di lego e “io cucino e tu mangi” senza fiatare, che hanno lasciato spazio per me e per la casa. Alice cresce e cambia a vista d’occhio, è dolce e impertinente allo stesso momento e fa ridere, tantissimo. Oggi ha fatto la sua prima partita con la wii e finalmente anche suo padre, da grandissimo fan dei videogiochi come me, ha visto la luce. Alessandro come seconda parola, da buon intenditore, ha regalato “poppa” che non si sa mai che mi scordi e lo lasci a digiuno. Mary Poppins in tv, una pizza per cena, un bicchiere di vino e un giro di aerosol collettivo. A domani.

greta1

Giorno 2.
Chiudo la giornata con un bel ‘fanculo. Cioè, tutto il santo giorno una noia mortale (che, diciamocelo, con due figli piccoli i momenti di noia sono talmente rari che vanno presi al volo quando ci sono senza farsi troppe domande) e gli ultimi 10 minuti il delirio totale, roba da mobilitare anche i santi. Mattina di giochi, pranzo, nanna, bagno e capelli miei e di Alice, ancora giochi e tv, cena poco impegnativa del tipo “siamo talmente pieni che mettiamo in bocca quello che capita senza sbattersi a cucinare, Alice e suo padre che si addormentano sul divano alle 19,45 che è una roba da gridare al miracolo, Ale che guarda Pocoyo sbellicandosi dalle risate, cambio pannolino e nanna. Eh, no, troppo facile. L’idea iniziale era quella della nanna ma questo raffreddore che alberga nel corpicino da settembre ha deciso di tappargli le narici, ora. Quindi doppia tetta con lotta greco-romana in contemporanea e urla. 30 minuti così. Alla fine ha ceduto le armi dopo una spurgata di naso e sparata di gocce. In tutto questo sua sorella sta continuando a dormire sul divano e prevedo già come sarà il risveglio per farle fare la pipì e calarla nel letto ghiacciato. Si accettano scommesse. A domani.

Giorno 3.
Dopo una nottata infernale causa piccoletto con naso smoccolante ci prepariamo per festeggiare il non-compleanno della bisnonna al ristorante. Dico non-compleanno perchè in realtà li compie tra qualche giorno e mai vorrei farle iniziare il 2016 con la sfiga degli auguri anticipati.
Giusto perchè in questi giorni non abbiamo mangiato tanto, ci siamo scofanati un bis di primi, gnocco, tigelle e dolce, e nel dubbio ho mandato in ferie la bilancia.
Alessandro ha dormito per quasi tutto il pranzo e Alice ha giocato col cuginetto Mattia. È sempre bello vederla interagire così e lui è uno spettacolo! Usciamo dal ristorante alle 16 e ci facciamo circa 20 km con bimba grande cappottata sul suo seggiolino e bimbo piccolo inferocito senza un motivo apparente, probabilmente era ancora offeso per avergli tolto di bocca il mio profiteroles.
Arriviamo a casa, svengo sul divano e mi sveglio alle 20, davanti ad un piatto di pasta burro e formaggio, giusto per tenere alto il livello calorico. Alle 20,15 sono già a letto col piccolo che dorme, un mal di testa atroce e molto probabilmente anche il cinghiale Brioschi sullo stomaco.
A domani.

Ah sì, domani. Domani avrà inizio l’operazione “costruiamo la casa di Barbie in legno con le nostre mani”. Idea di Morgan, che probabilmente ha bevuto qualcosa di pesante o ha sniffato il borotalco .
Vi farò sapere.

 Giorno 4.Iniziamo la giornata con bambina che dorme fino alle 10,30. E si spiega il perchè della neve.
A seguire una raccomandata che racchiudeva una strepitosa sorpresa di cui però vi parlerò più avanti, se vi svelo tutto subito poi non mi seguite più… almeno non era un altro avviso di pagamento delle tasse che, con i tempi che corrono, è già qualcosa.
Poi pranzo al Soya, che spiega anch’esso la breve nevicata mattutina, dove ho approfittato della bilancia in vacanza per sfondarmi di ravioli di carne e gamberetti, nuvolette di gamberi, riso alla cantonese, gnocchi di riso con verdure, spaghetti di soia, pollo alle mandorle e agrodolce, polpa di granchio piccante e gamberetti sale e pepe. Quando il 7 gennaio non rientrerò nei jeans siete pregati di non rigirare il dito nella piaga, grazie.
Ecco, in genere al pomeriggio le giornate prendono un’altra piega e si guastano: oggi abbiamo avuto bambino che non ne ha voluto sapere di dormire e ha gnolato tossendo fino a 30 minuti fa e bambina che, di ritorno dalla giornata dai nonni, era di un noioso mortale. E quando raggiunge questi apici di simpatia cosmica vuol dire che si sta ammalando anche lei.
Inoltre (ma questo non lo vedo come una nota negativa, ndr) non abbiamo potuto dare inizio all’operazione casa di Barbie perchè Morgan non ha trovato il supporto adatto. Forse qualche santo ieri sera mi ha ascoltata!
Ora mi sparo un paio di puntate di qualcosa su Netflix e mi addormenterò con il tablet spiaccicato in faccia. Buona notte.

Consiglio del giorno: abbiamo avuto la conferma che un tipo di Muller Thurgau (ora non ricordo il nome) comprato all’Esselunga fa miracoli se bevuto bello fresco alle 22,30. Provare per credere, al massimo vi ritrovate euforici come Grignani al capodanno con Gigi.

12570814_1062981043721973_269782793_n

Giorno 5.
Pessima giornata col piccoletto malatissimo e io che, oltre ed essere super raffreddata, necessito anche di qualche ora di sonno. L’unica nota positiva resta la raccomandata/sorpresa di ieri e che presto vi svelerò. Le mie orecchie e la mia testa chiedono pietà: Alice oggi al posto della bocca ha un megafono dal quale spara canzoncine a raffica, oltre che a chiamare 1500 volte al secondo per qualsiasi cosa. Davvero non ce la posso fare, è una di quelle giornate dove mi verrebbe da dire “Esco a comprare le sigarette, eh, torno subito!” e poi mandare una cartolina dalle Maldive.
Il problema è che non fumo.
A domani.

Giorno 6.
Non male, tutto sommato. Vista la nottataccia poteva andare anche peggio.
Iniziamo con il ritrovamento della calza di Barbie per Alice che ha riscosso un grandissimo successo e si passa al pranzo. Giusto per chiudere in leggerezza queste festività siamo andati dai miei genitori, dove cucina la nonna. “Cucina la nonna” credo che tutti sappiano cosa significa: 3 etti di tagliatelle panna e speck a testa mantecate col burro perchè altrimenti sono troppo magre e a seguire trionfo di fritti con cotolette e patatine. Poi esce la torta, anche questa del non-compleanno perchè, santo cielo, lei si ostina a voler festeggiare per la befana ma in realtà compie gli anni il 7, cosa che non si è mai capita bene e che da piccola mi creava una grandissima confusione.
Al rientro Alice si è fermata giù da mia suocera, io e il piccoletto ci siamo fatti una pennichella di un paio di ore (in realtà lui ha più tossito che dormito mentre io mi drogavo di Netflix) e Morgan si è disgustato con la partita del Milan che, a detta sua, è stata una chiavica.
Alle 17, 30 io e Alice abbiamo archiviato il Natale: ad ogni pallina staccata dall’albero mi chiedeva quando le avremmo rimesse e io, ad ogni pallina, rispondevo “il prossimo 8 dicembre, tra 11 mesi” e via così per circa 200 palline.
Cena, ultimi preparativi per il rientro alla materna (evviva! Sì, sono una di quelle madri pessime che esultano al pensiero che i figli escano 10 minuti da casa) e al lavoro, e poi nanna con Ale che non sembra abbia tutta questa grande voglia di collaborare. Se butta male mi gioco la tetta bis e poi prego.
A domani.

Ah, dimenticavo: Bilancia è rientrata dalle ferie. L’ho trovata lì in bagno stamattina, sotto al termosifone dove alloggia regolarmente. Mi ha salutata e facendomi l’occhiolino mi ha invitata al colpo di grazia. Ero titubante, ho cercato di sviare il discorso, ho inventato anche un paio di scuse alle quali non ha creduto e alla fine ho dovuto cedere al mio triste destino. Ebbene, ci salgo sopra e sento che borbotta qualcosa tra sè e sè invitandomi a scendere e a risalire, poi ho capito: non credeva a quello che misurava, probabilmente avrà pensato di non essere tarata bene perchè dall’inizio delle vacanze ho perso 2 kg! Greta Vs Bilancia 1-0.
Santo allattamento ha compiuto il miracolo.

Giorno 7.
Rientro alla normalità. Sveglia alle 7 per Morgan e alle 7,30 per me, Alice e il piccoletto.
Normalità per me significa ritrovarci in bagno in 3 contemporaneamente e cercare di fare pipì mentre il piccolo brontola sulla sua seggiolina e la grande canta/salta/conta/mammagiochiamoall’officina/mammahosete-fame-prurito-maldigola/mammadovehomessolescarpedibarbiecheabbiamocomprato8mesifa/mammaquestoequello, con un livello di concentrazione mio pari allo zero assoluto. Poi è il momento del cambio pannolino all’anguilla di 11 kg che per gattonare ha il culo peso ma in questa circostanza diventa agile come un ninja. Io continuo a sostenere che se cambiare un pannolino diventasse uno sport io salirei sicuramente sul podio.
Alle 8,15 ci incamminiamo verso la materna assieme a mia suocera che è ancora in ferie.
Alle 9 sono a casa dei miei con piccoletto e computer portatile, mia nonna (quella del non-compleanno, che poi oggi era il suo compleanno davvero ma a forza di festeggiare prima nessuno le ha fatto gli auguri) si trasforma in baby-sitter e io lavoro un po’, o almeno cerco di riordinare le idee che durante le vacanze si sono suicidate.
Pranzo leggero, lavoro e alle 15,30 a prendere Alice alla materna. Nel tragitto da casa alla scuola non manca un simpatico scambio di battute con uno dei ragazzi extracomunitari che alloggia nell’albergo del paese e che non vedevo da prima di Natale.
“Oohhh, ciao!” mi urla gesticolando con la mano mentre stava parlando al telefono
“Ciao e buon anno!”
“Buon anno anche a voi, come va?” e saluta Alessandro
“Bene, grazie. E tu?”
“Bene, fa un po’ freddo…”
“Sì, in effetti stamattina si congela” gli rispondo
E lui “eeh, in Bangladesh adesso c’è più caldo” sorride e continua la sua telefonata. Parlava in inglese e ho capito che dall’altra parte gli hanno chiesto con chi stesse parlando. “Una persona italiana che mi saluta sempre”.
E mentre noi scherzavamo sul clima Alessandro si era surgelato nel passeggino. Quando usciamo smette di muoversi e resta duro, sbatte solo le palpebre fino a quando anche quelle non si congelano.
Alla materna assistiamo al solito siparietto di Alice che “mamma voglio restare a giocare altri 5 minuti” che va avanti per almeno un quarto d’ora e torniamo a casa. Aspettiamo di nuovo mia suocera e alle 16,50 andiamo alla lezione di ginnastica artistica, che è uno spasso. Alle 18 siamo a casa, lava e cambia i bimbi, cena e finalmente a letto. Per ora me la sono cavata con una mono tetta ed è crollato alla seconda ciucciata mentre Alice sembra posseduta dallo spirito del verme solitario e sta inglobando qualsiasi cosa di là con suo padre. Che sia una notte buona, per tutti.
A domani.

Momento demenza senile: Bella da Natale ha iniziato ad andare a dormire a letto con Alice. Ogni tanto capitava anche prima ma a metà notte si alzava e andava nella sua cuccia, mentre ora sta con Alice fino a quando quest’ultima non si alza. Stamattina però Bella ha continuato a dormire sotto le coperte mentre io pensavo che fosse già sotto al pile sul divano (da notare lo stile di vita: passa dal dormire sotto un piumone a letto al dormire sotto una coperta di pile sul divano, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo…) quindi entro in camera, apro la finestra per dare aria, esco e chiudo la porta. Poi avverto Morgan di chiudere le finestre quando rientra a casa per pranzo. Alle 12,30 trova il cane ancora lì sotto a lenzuola e piumone; mentre nella stanza si sfiorava una temperatura siberiana lei viene giù dal letto emanando calore tipo stufa a pellet, va a fare una pipì da Guinness e si spalma sul divano.12576009_1062980593722018_1747895899_n

Giorno 9.
Sabato piatto, nulla da segnalare. Poi voi sarete tutti indaffarati tra uscite con gli amici, cene, cinema, feste e non avete di sicuro il tempo di leggere le mie (dis)avventure.
Giornata totalmente casalinga assieme a Morgan e bimbi. Alice ha richiesto a gran voce dell’altra Gretel Mousse e mi viene il dubbio che uno degli ingredienti crei dipendenza, altrimenti questa voglia irrefrenabile di stucco da muro gusto cioccolato non si spiega.
Pranzo con fusilli panna e salsiccia e cena con stinco e patate. Perchè, diciamocelo, non si può passare dalla abbuffate natalizie al nulla cosmico, lo shock potrebbe essere fatale. Le cose vanno fatte gradualmente, così, continuando ad abbuffarsi.
Alessandro è alle prese con il terzo e quarto dentino e inizia ad approcciarsi al gattonamento, che tradotto significa che la pacchia sta finendo. Ha già fatto uno schema di tutte le prese dove poter infilare le dita e di tutti i cassetti con roba mortale dentro da aprire.
Ora siamo nel lettone io e lui mentre Alice sta dormendo/tossendo sul divano assieme a suo padre. Ancora tosse, non ne usciremo mai più.
Intanto sento che sta diluviando e mi addormenterò con la speranza di svegliarmi trovando un metro di neve…
Buonanotte a tutti. A domani.

Nel frattempo prego che Alessandro, anche stanotte, non chieda la tetta ad ogni ora per compensare il male ai denti, che poi mi ritrovo a doverlo cambiare completamente alle 4 perchè la sua vescica, dopo 10 litri di latte, decide di lasciarsi andare ad un allagamento senza precedenti.

Adesso vado anche a controllare se Alice sta soccombendo alla tosse, deve ancora tirare fiato un secondo da quando ho iniziato a scrivere. Santa Pazienza aiutami tu.

Giorno 10.
Dopo un risveglio soft alle 8 con una manata di Ale in piena faccia abbiamo aspettato che si svegliassero anche Re, Principessa e Cane.
Nell’ordine sono comparsi: Re alle ore 9, Cane alle ore 9,30 (probabilmente per una sensazione di vescica che stava per esplodere dato che ha fatto pipì ininterrottamente per 10 minuti) e Princess alle ore 10. Ci siamo preparati tutti insieme stile catena di montaggio, ringraziando di avere un bagno di 4×4, e ci siamo diretti al consueto pranzo domenicale a casa dei miei genitori, dove cucina sempre la nonna, quella del “non è buono se non è fritto” oppure “prendine ancora che ne hai mangiati solo 3 piatti”. 3 piatti mica rasi, eh… di quelli con la montagnetta.
Il menù di oggi prevedeva tortelli di zucca, coniglio arrosto con patate fritte e pasticcini.
Ecco, paste e pasticcini sono una tradizione domenicale, non ricordo domenica senza che mio padre tornasse a casa con un vassoio di qualcosa di calorico da trangugiare dopo chili di umido e fritti ma è bello così, i pasticcini la domenica mi danno sicurezza.
Alle 14,30 eravamo a casa e più precisamente io a letto con puffetto e Morgan in sala a giocare al castello della principessa Sofia con Alice, come solo un vero duro di fronte alla figlia sa fare.
Alle 16, sul più bello di una serie che sto guardando, Ale decide che era ora di svegliarsi e che dobbiamo catapultarci immediatamente nella vita reale, talmente in fretta che mi viene da chiamare i miei famigliari con il nome dei personaggi della serie tv e ho l’istinto di chiamare la polizia per dire chi è secondo me l’assassino.
Mentre Puffo gioca sul tappetone io arruolo Alice per aiutarmi a sistemare dei vestiti in camera e alle 17,30 c’è il reclamo della pausa tetta: Puffo ha finito l’autonomia.
Alle 19 pappa per lui e pizza per noi, alle 20 bagno e capelli ad Alice e poi a nanna io e il piccoletto che aveva di nuovo finito l’autonomia. È ufficiale: è senza fondo.
Adesso che dorme mi guardo qualcosina sul tablet, aspetto di sentire un’eventuale altra crisi di tosse di Alice e poi provo a riposare un po’ perchè domani (*) ci sarà da ridere.
Buonanotte.

(*) Domani: giorno in cui il mondo rientrerà definitivamente al lavoro. Perchè diciamocelo: il 7 gennaio probabilmente abbiamo iniziato a lavorare in 10, le strade erano ancora semi deserte, il telefono non ha mai squillato e ad ogni mail che inviavo mi tornava indietro una notifica, tipo presa per i fondelli, che diceva “rientro l’11, sfigata!”. Una roba così, insomma.
Quindi domani ci sarà l’apocalisse. Me lo sento.

Giorno 11.
Avrei dovuto pubblicarlo come sempre alle 21 ma probabilmente la Findus ha prodotto dei sofficini pomodoro, mozzarella e sonnifero perchè durante la mia trasformazione consueta in latteria sociale delle 20,30 mi sono clamorosamente addormentata assieme al piccoletto.
Fatto sta che non vi siete persi niente: giornata piatta, nessuna apocalisse da rientro lavorativo e nessun colpo di scena alla Beautiful.
Alle 8,30 abbiamo accompagnato Alice alla materna, alle 9 arrivo a Fiorano dai miei assieme al piccoletto, lavoro un po’, pranziamo, lavoro ancora un po’, piccoletto si addormenta proprio quando devo partire per andare a prendere Alice quindi mando mio padre, lavoro ancora e alle 18 arriviamo a casa.
Giornata caratterizzata da un vento pazzesco e da una temperatura aliena di 20 gradi, quei tipici sbalzi termici che ti fanno accasciare al suolo e ti mandano il cervello in stand-by fino a primavera, quelli che “come si sta bene oggi, non serve allacciarsi la giacca” e poi ti arriva alla cieca un colpo d’aria che ti blocca tutti gli organi vitali in un colpo solo.
Alle 19 abbiamo cenato, alle 20,30 come vi dicevo sono crollata e ora mi sono svegliata per il secondo round della latteria.
Ora ricomincio a dormire.
A domani.

Ma avete visto che meraviglioso pezzettino di luna si vedeva alle 18?

Ah, dimenticavo: non era così che avevo intenzione di salutarvi stasera. Il modo giusto è questo:
“Though nothing, will keep us together
We could steal time,
just for one day
We can be Heroes, for ever and ever
What d’you say?”
Possiamo essere eroi. Grazie David, buon viaggio.

12607293_1062980410388703_815587926_n

Giorno 12.
Dopo una notte totalmente insonne, dove ringraziavo di aver dormito almeno dalle 20,30 alle 23,30, ci alziamo dal letto alle 7,30. Morgan è rimasto sveglio assieme ad Alice che ha tossito tutta notte ininterrottamente e io invece mi sono gustata dei deliziosi siparietti di Alessandro che spaziavano dal “parlo mentre dormo” al “mamma adesso piango perchè mi fanno male i denti/orecchie/gola/pancia” ad ancora “guardami, ho gli occhi chiusi ma mi sono seduto sul letto e fingo di guardarmi attorno”.
In preda allo sconforto totale non aspetto che Morgan mi svegli come fa sempre prima di andare al lavoro e mi alzo assieme ad Ale. Passo davanti alla camera di Alice e vedo suo padre che sta dormendo a letto con lei, allora mi viene il dubbio di aver visto male l’ora e torno in camera. E no, non ho visto male, sono proprio le 7,30. Sveglio Morgan che credo non sapesse neanche dove si trovasse in quel momento (in realtà con un risveglio del genere credo non si ricordasse neanche di avere una compagna e dei figli) e scatta il panico da ritardo lavorativo. Io non faccio in tempo a parlare che lui era già lavato, profumato e vestito pronto per il lavoro. Praticamente è entrato in doccia, ha fatto 3 giri su sé stesso ed è uscito pronto come Superman nella cabina telefonica.
Io, Ale e Ali andiamo in bagno e poi saliamo in sala e, mentre si fa una sorta di colazione collettiva con cibo a caso, inizio a lavorare. Alle 9 chiamo la pediatra e la imploro di compiere un miracolo o eventualmente esorcizzare i miei figli che da settembre devono ancora smettere di tossire e soffiarsi il naso. Abbiamo la macchinetta dell’aerosol che mi ha chiesto il pagamento degli straordinari con festività maggiorate, per dire.
Alle 10,50 siamo puntuali in ambulatorio e stavolta il verdetto è bronchite per Alice e “quasi” per suo fratello. Puntatina in farmacia, dove da un giorno all’altro mi aspetto il premio fedeltà, e poi di corsa a casa a preparare velocemente un piatto di rigatoni panna e crudo.
Nel pomeriggio mi sono destreggiata in un aerosol di gruppo e in vari giochi sul tappetone, poi Alice si è accorta di essere stanca e si è accasciata sul divano per due ore mentre Ale esplorava la sala.
Alle 18,30 il papà è rientrato dal lavoro dopo aver fatto un salto al Conad a reperire qualcosa per la cena (gnocco al forno, pagnotta di Altamura, salume e una bella frittata), alle 20 abbiamo fatto un altro aerosol seguito da antibiotico per Alice e tachipirina per Alessandro, cambio pannolino/pigiama poi io a letto in versione latteria sociale col piccoletto e Ali sul divano col papà, che ha tentato di andare a letto ma appena si sdraia, poverina, le parte un tossone folle e quindi sono di nuovo in sala.
Prevedo una notte lunga. Lunghissima.
A domani.

Divagazione:
Ultimamente mi è stato chiesto il perchè di questi resoconti giornalieri e se avessi mai pensato di scrivere qualcosa in modo più serio. Alla prima domanda rispondo che con questi racconti voglio mostrare quel lato di vita vera che Facebook non mostra mai, voglio far capire che le famiglie del mulino bianco esistono solo in tv, che siamo tutti umani, stanchi e a volte arrabbiati. Che non siamo solo sorrisi nelle foto, che non è tutto oro quello che luccica e che l’erba del vicino sembra sempre più verde. Questo perchè diverse amiche mi hanno scritto dicendo che avrebbero voluto essere come me, una brava mamma come sono io, sempre sorridente e con figli sorridenti. In realtà c’è tutto un mondo dietro agli scatti che pubblico fatto di mille sfumature e non sempre positive o felici. Sono una mamma che sbaglia, che si arrabbia e stanca morta, come tutte.
Alla seconda domanda rispondo di no, non ci ho mai pensato seriamente a parte questi piccoli racconti o il mio blog sulla mia esperienza con la fecondazione assistita. In realtà l’idea di tirare fuori un libro dal vissuto della pma c’è ma è ancora tutto in alto mare. Chissà.

12576009_1062980593722018_1747895899_n

Giorno 13.
Stanca morta e con la faccia che cade a pezzi mi alzo alle 7,40 perchè il piccoletto fremeva all’idea di andare a giocare sul tappetone in una sala fredda ghiacciata dove nessuno aveva ancora acceso il riscaldamento, perchè Morgan stamattina ha ripetuto l’emozionante cambio di abiti alla Superman e si è sparato fuori casa mentre stava ancora sputando il dentifricio.
Svegliamo l’Alicina che naturalmente, dopo aver tossito tutta la notte, si era probabilmente addormentata da un’ora e la convinco a deglutire il buonissimo antibiotico al profumo di fragola ma al sapore di cassonetto, che di prima mattina deve essere davvero un toccasana.
Capatina in bagno e poi a fare colazione assieme a cartoonito mentre io cerco di riordinare in cervello e attacco il Mac. E niente, tempo di accendere il computer, scaricare la posta e farmi una “fredda infusione” (come se fosse una tipica tisana invernale) che Alice si trasforma nella bambina dalle mille esigenze: ho sete, ho fame, ho ancora sete, ho ancora fame, ho la pipì ma ci vado da sola…. mammaaaaaaaaa ho fatto anche la cacca, vieni!, ho sete, ho prurito ad un piede, ho sonno, non ho più sonno, voglio giocare con il didò/lego/cicciobello/barbie, voglio colorare con pastelli/tempere/acquerelli/gessetti/acrilici/colori per stoffa, mi cola il naso (800 volte al minuto), mi dai una caramella, ecc… ora immaginatemi mentre leggo e rileggo la stessa riga di un ordine perchè oltre non riesco ad andare, immaginate i miei occhi che si alzano al cielo e le imprecazioni mentali varie che scattavano dentro di me. Metteci anche che in tutto questo c’è anche piccoletto che ride, piange, fa la cacca, vuole la tetta, si incastra sotto ad una sedia, si tira un libro in testa e soprattutto non dorme neanche se lo pagano. Cioè, dorme sempre eh, ma oggi no. Ovvio.
Poi preparo il pranzo (semplici maccheroni al pomodoro), arriva Morgan, mangiamo e approfitto della sua presenza di 30 minuti per provare a far dormire il piccoletto.
Mi alzo, sistemo un attimo la sala, gioco con Alice e alle 15 si sveglia anche Ale. E via, di nuovo tutti sul tappetone con le stesse modalità della mattina.
Alle 19 Morgan inforna hamburger e patatine, probabilmente mosso da una grandissima compassione nei miei confronti, e ceniamo con Ale che piange tutto il tempo.
Dopo cena catapultiamo Alice giù dalla nonna, giusto per far respirare un secondo le mie orecchie, e prepariamo Ale per la nanna perchè lui è rigoroso, alle 20,30 si deve andare a letto per forza mentre mi si pianta puntualmente la cena sullo stomaco.
E finalmente sono qui a scrivere, che significa che Ale dorme e Ali sta passando la sua oretta esclusiva in sala con Morgan in attesa di andare a nanna.
Quindi non mi resta altro che augurarvi la buonanotte.
A domani.

Ps: in mezzo a tutto il casino mi è anche toccata una discussione con una leonessa da tastiera che probabilmente ha comprato una criniera di terza mano e si sente frustrata. La famosa “leonessa da tastiera”, la peggiore specie presente su Facebook, di quelle paranoiche che si sentono costantemente attaccate anche se scrivi “buongiorno” e che usano l’arroganza come unica modalità di dialogo. Questa poi aveva anche l’aggravante del “so tutto io e tu non conti un cazzo” cioè proprio quelle che fanno venire l’ulcera di prima mattina, simpatiche come il mignolo del piede contro lo spigolo del comodino. Ecco, a queste io vorrei dire: state calme e vivete serene che se continuate così non arrivate a vedere il 2017. Con affetto.

Giorno 14.
Mi sveglio e penso: “Posso passare direttamente al 15?”
La nottata è stata paurosa: alle 11,30 Ale sveglio per la tetta, a mezzanotte Alice vomita per tutta la sala, alle 00,30 Ale si sveglia di nuovo e fino alle 4,30 resta seduto sul letto dandomi degli schiaffi in faccia e blaterando cose tra sè e sè. Del periodo 4,30/7,30 non ricordo nulla, probabilmente sono svenuta in attesa che qualcuno mi venisse a rianimare salvandomi dal piccoletto posseduto.
Alle 7,30, appena aperti gli occhi, mi accorgo che questa sarà una giornata pessima: dietro a Morgan che mi sveglia prima di andare al lavoro noto la bambina nella sua forma migliore e tremo.
Infatti si sdraia sul divano e inizia a piangere per tutto: ho fame (pianto), ho sete (pianto), mi scendono le lacrime (pianto), una lacrima mi è entrata in bocca e moriremo tutti (pianto). Quando la mattina inizia così in genere finisce così o peggio, soprattutto peggio. Decido di andare dai miei sperando che a casa ci sia qualche volontario pronto ad aiutarmi con i bimbi in modo da potermi dedicare un po’ al lavoro senza interruzioni ma alla fine non è mai così. Mica per colpa dei miei, eh. È che arrivo alle 9, Alice vuole il latte e Alessandro la tetta e alle 10 ha sonno, quindi tra una balla e l’altra forse inizio a lavorare intorno alle 10,30. Poi alle 12 Ale ha fame e, visto che dai miei si pranza alle 13, preparo qualcosa prima solo per lui. Poi alle 13,30 ha di nuovo sonno e via così. Ecco, insomma, anche spostandomi da casa non è che riesca a risolvere del tutto la situazione lavorativa. Poi mettiamoci che ogni volta che mi chiama un cliente Alice sembra avere un problema esistenziale senza precedenti e Ale sgancia puzzette rumorosissime e il gioco è fatto.
La scena madre è avvenuta intorno alle 16,30: Alice decide che dobbiamo cantare insieme una canzone dello spettacolo di Natale che hanno fatto alla materna e che io non so assolutamente. Ma niente, è irremovibile, io devo cantare. Le spiego che senza conoscere le parole non era possibile e che magari poteva insegnarmela ma no, io dovevo saperla e cantarla nell’immediato. Ho proposto altre canzoni ma, irremovibile e seccatissima, inizia a piangere. Ecco, ci siamo, sta arrivando il peggio della giornata.
Mentre piange per la canzone (il siparietto surreale è durato circa 40 minuti) decido di calare anche l’asso di briscola e le comunico che è ora di andare a casa. Fatto 30 facciamo 31 e non se ne parli più. Quindi altri 30 minuti di pianto per non voglio andare a casa, non voglio mettermi le scarpe, non voglio mettermi la giacca/sciarpa/berretto, e via così. Ma lo so, non sta bene ed è stanca anche lei, non si può pretendere niente.
Arriviamo a casa, preparo il minestrone, Alice va un po’ giù dalla nonna e alle 20 Ale scalpita per andare a letto, che col minestrone sullo stomaco non credo sia una scelta molto felice. Giro di antibiotico, aerosol, tachipirina, anauran e lavaggio nasale, tetta e crolla. Peccato che ora sia già sveglio in braccio a me facendo il bis di latte per consolarsi. Quindi oltre al minestrone ho altri 11 kg sullo stomaco, per dare un po’ di verve a questa digestione che, in situazioni normali, sarebbe stata fin troppo semplice.
Buonanotte a tutti. Buonanotte? Boh.
A domani

Ps: vedo che c’è grande curiosità attorno alla famosa raccomandata ricevuta ad inizio anno. E sì, in genere anche da noi le raccomandate non preannunciano niente di buono perchè solitamente sono tasse arretrate da pagare, ma stavolta mi devo ricredere. Morgan però, ancora incredulo, per il momento non vuole dire nulla anche se in realtà un uccellino (forse due) ha già cantato. Messaggio per i ladri: giusto per la cronaca, non abbiamo vinto con i Gratta e Vinci o al Superenalotto quindi evitate di venire a rubarci in casa perchè siete già passati 3 anni fa e non c’è rimasto niente. Grazie.

Giorno 15.
(Soprannominato “la Catastrofe”)
Non so come faccio ad essere ancora viva e a chi oggi diceva che era bello che io prendessi tutto con ironia posso annunciare che Ironia si è presa un anno sabbatico, così, senza darmi il preavviso.
Niente, mi chiama verso le 14,30 e mi comunica di aver trovato un last minute per le Maldive e che andava con lei anche Santa Pazienza.
Quindi sono rimasta sola con Stanchezza e Irascibilità che, diciamocelo, non sono di grande compagnia.
Dopo l’ennesima nottata all’insegna del delirio io e Ale ci alziamo alle 7, cambio pannolo, colazione e giochi sul tappetone. Alle 8 vedo una sagoma ferma sulla porta della camera che mi guarda e piange: se il buongiorno si vede dal mattino siamo rovinati!
Alice perchè piangi?
Perchè devo fare la pipì.
Perfetto.
Giro collettivo di medicine e colazione per Alice che “voglio il latte”, le do il latte e “no, voglio il succo”, le do il succo e “no, voglio il the”. E sono solo le 8,10. Se penso che dobbiamo arrivare a stasera mi viene male. Alle 10 porto a letto Alessandro che si addormenta come un sasso e dorme fino alle 10,10. Sì, avete capito bene, 10 minuti di chiusura occhi talmente veloci che il mio cervello non sono neanche riusciti ad elaborare. Giochiamo fino alle 11,30 quando inizio a preparare il pranzo (*), aspettiamo Morgan, mangiamo, approfitto della sua presenza per correre a fare pipì e riprovo a mettere a letto Alessandro. Alle 13 si addormenta e stavolta dorme ben 15 minuti prima di dare un così poderoso colpo di tosse da far tremare i vetri. Lo porto in sala e mi accorgo che nel frattempo si è addormentata Alice, quindi doppi salti mortali per fare in modo che almeno lei riposasse un po’ senza avere quel martello pneumatico di suo fratello nelle orecchie.
Dorme circa un’ora e poi di nuovo a giocare sul tappetone con le solite richieste assurde/sconclusionate seguite da pianto isterico. Alle 18,30 finalmente arriva a casa Morgan che era passato al Conad a prendere qualcosa per cena perchè abbiamo il frigo talmente vuoto che si è preparato la lista della spesa da solo. Ceniamo con gnocco fritto, salumi, stracchino e Nutella, poi giro di antibiotico e tachipirina, cambio pannolo di Ale e a nanna. Siamo a letto da 30 minuti e si è già svegliato tossendo almeno 20 volte, non ce la possiamo fare.
Adesso mi alzo e vado a vedere come sono messi Morgan e Alice in sala, poi torno a letto e svengo fino al prossimo risveglio.
A domani!

* La preparazione del pranzo è un momento sempre abbastanza surreale, soprattutto quando ho entrambi i bimbi a casa ma oggi credo sia stato battuto il record di casino. Generalmente a pranzo faccio un piatto di pasta mentre a cena variamo tra carne, pesce, verdure, salumi e formaggi, pizza e qualche schifezza, quindi alle 11,40 metto l’acqua a bollire e preparo il sugo con quello che mi capita sotto mano. Mentre aspetto che l’acqua raggiunga il giusto bollore e che la pancetta rosoli un po’ do da mangiare al piccoletto e fino qua sembra una situazione sotto estremo controllo. Ecco che arrivano le 12 e devo buttare la pasta. Alle 12 meno un minuto Alessandro pensa bene di vomitare qualsiasi cosa (e ci si può meravigliare di quante cosine possa contenere una stomachino così piccolo) quindi corro a buttare la pasta, lo recupero dal seggiolone, corro in bagno a cambiarlo da cima a fondo e torno in sala. Appoggio Ale sul tappetone e mentre faccio per dare una mescolata alla pasta, giusto per non ritrovarmi a doverla fare a fette a fine cottura, ad Alice viene la cacca. Le dico di andare da sola come sempre e di chiamarmi non appena finito in modo da avere qualche minuto di bonus, invece arriva in bagno e mi chiama immediatamente. Io non avevo neanche fatto in tempo a prendere in mano il mestolo, per intenderci. Quindi recupero Ale dal tappetone, corro in bagno, la lavo al volo e nel frattempo mi suona il telefono che è in sala. Corriamo tutti e 3 su ma non faccio in tempo a rispondere. Riappoggio Ale sul tappetone e faccio per dedicarmi alla pasta ma, presa dalla disperazione, si era già scolata da sola era tuffata nel sugo.

12575975_1062981873721890_384164713_n

Giorno 16.
Sabato, finalmente.
Dopo una nottata ancora peggio delle precedenti, anche se non credevo fosse possibile averne una peggiore, io e Ale ci alziamo alle 8,20 dopo aver dormito ben 2 ore di filata. Visto che c’è il giro di antibiotico collettivo andiamo a svegliare anche Alice e Morgan, che dalla disperazione si era addormentato a letto con lei.
Facciamo colazione e Morgan va a fare la spesa, quella famosa della lista fatta direttamente ieri dal frigo. Nel frattempo portiamo Alice giù dalla nonna così io posso dedicarmi al 100% al piccoletto veramente in crisi. Dopo un’ora di pianto inconsolabile mi si addormenta in braccio sul divano e, mossa dalla disperazione, resto nella stessa posizione per ben due ore, con il braccio sinistro viola e il destro che ad un certo punto ha alzato bandiera bianca e mi ha abbandonata.
La cosa positiva è che Ironia e Santa Pazienza si sono pentite della loro fuga e sono tornate a casa con la coda tra le gambe ma in gran forma.
Alle 12,30 mando un messaggio a Morgan per sapere se fosse ancora vivo o se lo avessero sequestrato al supermercato e mi risponde che gli hanno fatto la rilettura della spesa. Peccato però che stamattina la rilettura sembrava essere toccata a tutti e c’erano file chilometriche di carrelli stracolmi, come dovevano essere stracolme le palle della gente in attesa. Almeno le sue lo erano.
Arriva verso le 13, appena si addormenta Ale. Mi alzo per sistemare la spesa e alla prima apertura di anta il piccoletto di sveglia, ovviamente nella sua forma peggiore.
Riusciamo a mangiare un piatto di pasta verso le 13,30 e alle 15 tento di riportare a letto Ale che si addormenta come un sasso e tira per ben 20 minuti prima di iniziare a tossire come un fumatore incallito di Nazionali senza filtro la mattina appena sveglio.
Verso le 16 un regalo graditissimo: Morgan mi offre un’ora di libertà assoluta in bagno. Abituata alle toccate e fughe che vivo durante la settimana oggi mi sembrava di essere in una spa: doccia e capelli contemporaneamente più crema idratante su tutto il corpo. Voi non potete capire.
A seguire preparazione della Gretel Mousse, cena con polenta e salsiccia in umido, cambio pannolo, giro di antibiotico per tutti e poi a nanna con Ale che però non sembra molto propenso a dormire e inizia a gattonare per il letto. Ha iniziato ieri e oggi sembra già un veterano dello spostamento su quattro zampe.
E mentre tutto sembrava andare bene ecco che il piccoletto regala una caccia mostruosa e inizia a tossire senza tregua, quindi altro cambio e ora siamo in sala sul tappetone a giocare. Speravo che la giornata stesse volgendo al termine ma al momento non sembra così.
Quindi stavolta non vi auguro buonanotte ma buona serata.
A domani.

Stasera vi metto due foto salienti della giornata:
– Ritratto di bambino malato
– Costruiamo un ospedale con i lego duplo (richiesta di Alice, per restare in tema)

Giorno 17.
Senza fine.
La nottata è miracolosamente andata quasi bene, abbiamo fatto solo quei 15/20 risvegli dove Ale non voleva assolutamente la tetta e ho dovuto invocare tutti i Santi per farlo riaddormentare ogni volta ma almeno sono riuscita a dormire ininterrottamente dalle 23 alle 2,30.
Ci siamo svegliati alle 8, cambio pannolo, giro di antibiotico per il piccolo e poi abbiamo chiamato sua sorella e il papà che ieri sera si erano addormentati sul divano e ci sono rimasti fino alle 2, poi hanno arrancato fino al letto e sono di nuovo entrambi svenuti fino a quando non li ho chiamati.
Giro di antibiotico per Alice e colazione per tutti. Poi Morgan è andato a dare un ultimo ritocco al mio appartamento in vendita (*) sperando, quest’anno, di avere diverse offerte e accontentare la banca.
Io e i bimbi ci diamo ai giochi sul tappetone e verso le 10 tento di mettere a letto Alessandro ma la tosse non gli lascia respiro e quindi torniamo in sala. Verso le 11, mentre i bimbi stavano giocando animatamente sul tappetone, sento Alice che scoppia a ridere e mi dice “guarda mamma, Alessandro ha gli occhi chiusi!”, io lo guardo e stava dormendo! Cioè, era seduto e dormiva mentre un secondo prima stava dando delle sberle a sua sorella. Lo prendo in braccio, me lo sistemo sul petto e lo lascio dormire fino alle 12,30, ora del rientro di Morgan con alcune prelibatezze del McDonald’s. In genere il mio menu classico prevedere McBacon Menu Grande con patatine e Coca, che ho trangugiato in 30 secondi perchè Ale aveva una discreta fame e reclamava il suo piatto di pastina.
Alle 13,15 decido di mettermi a lavorare un po’ in previsione di domani in cui comunque riuscirò a fare poco o niente, mentre Morgan si mette sul divano con i bimbi a guardare la tv. Mi giro dopo un secondo e vedo Ale accasciato in braccio a suo padre che dorme di nuovo e non reagisce, quindi inizio ad allarmarmi perchè non l’ho mai visto addormentarsi a caso e decidiamo di portare Alice dai miei genitori e fare un salto al pronto soccorso più vicino. Tutto questo mentre il panino mi si ripropone in tutte le forme più svariate. Credo che lo digerirò a Natale.
Fortunatamente in reparto c’era il Dr. C., pediatra eccezionale che aveva già visto Ale quando eravamo andati per l’otite. È davvero un medico che ama fare il suo lavoro e che ama i bambini, e quando un medico lavora con passione si vede subito. Gli abbiamo detto che sta prendendo antibiotico da mercoledì sera e che invece di migliorare sta peggiorando, raccontandogli subito l’episodio del sonno improvviso. La saturazione andava da 91 a 95 e in effetti si sentiva che faticava a respirare e che aveva anche un rantolo strano, porca miseria. Misurata febbre: 38. Ha chiamato un’infermiera per fargli fare esame glucosio e pcr, fortunatamente entrambi nella norma. Diagnosi: bronchite asmatica. Abbiamo vinto, oltre all’antibiotico, anche il ventolin (**) ogni 4 ore e il bentelan dopo i pasti, praticamente siamo attrezzati come una farmacia di turno.
Alle 17 torniamo a casa, io riprendo a lavorare e tiro dritto fino alle 20,30 mentre Ale fa un’altra pennichella in braccio a suo padre e l’Ali resta a giocare giù da mia suocera. Cena veloce con qualche toast, giro di antibiotici e medicine varie a tutti, cambio pannolo e poi a letto con il piccolo malatino che si è addormenta quasi subito. Peccato per questa fastidiosissima tosse che non gli lascia un attimo di tregua. Adesso provo a rilassarmi un po’ con una puntata di Netflix e poi nanna per tutti. Forse.
A domani.

* L’appartamento: per chi non lo sapesse vendo appartamento in contesto signorile nel centro storico di Fiorano, in via del Santuario. Casa ristrutturata da poco con solo 3 appartamenti tutti indipendenti e cortile condominiale. L’appartamento è a piano terra ed è composto da soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale, camera 3/4, disimpegno e bagno con vasca/doccia. Posto auto di proprietà. Impianti a norma e caldaia nuova cambiata 2 anni fa. Se siete interessati o conoscete qualcuno che potrebbe essere interessato contattatemi in privato.

** Avete mai somministrato il Ventolin ai vostri figli? Il primo punto delle istruzioni dice “tenete fermo il bambino”. Fosse semplice. Il pediatra ha detto di farglielo rigorosamente in due ma dentro di me pensavo tranquillamente di potercela fare da sola. Ora invece mi è tutto più chiaro: il bambino nel momento della somministrazione si trasforma nel demone dell’apocalisse e non ce n’è per nessuno. Perchè noi le cose semplici mai.

12032189_1017262791627132_17746234748642090_n.jpg

Giorno 18.
Lunedì.
Dovrebbe bastare questo per farvi capire con quale entusiasmo mi sono rituffata nei giorni feriali ma credo non renderebbe del tutto l’idea. Stanotte non ho chiuso occhio, o meglio uno era sì chiuso ma l’altro aperto, ininterrottamente. Alessandro si è agitato nel letto come un’anguilla nelle pescherie tra Natale e Capodanno, un incubo.
Alle 6,30 viene a svegliarmi Morgan che è uscito un’ora prima per andare alla visita medica del lavoro e io, che mi ero addormentata da circa 5 minuti, credo di non averlo neanche riconosciuto. L’ho salutato con una specie di grugnito e un occhio che ballava e mi sono rimessa a dormire sperando che finalmente avremmo avuto una piccola svolta in mezzo a queste forme batteriche e virali che stanno soggiornando abusivamente in casa nostra. Se facessi pagare l’affitto a tutti i raffreddori che sono passati di qui potrei andare tranquillamente a comprare la villa di George sul lago di Como e me ne avanzerebbero anche per le ferie fino alla fine dei miei giorni.
Ma torniamo a noi. Alle 7,30 io e Ale ci alziamo e andiamo in bagno dove 10 minuti dopo ci raggiunge anche Alice che, al settimo giorno di antibiotico, esordisce con “mamma ho mal di gola!”. Perfetto. Alle 9 abbiamo appuntamento con la pediatra per vedere se lei è migliorata e se può rientrare alla materna. Speranza e Santa Pazienza stavano già organizzando una festa per questo avvenimento del rientro a scuola ma purtroppo i loro sogni si sono infranti molto velocemente: il decreto della pediatra prevede un’altra settimana a casa perchè i bronchi non sono ancora puliti. E niente, altro giro altro regalo. Ne ho approfittato anche per spiegarle quello che è successo ad Alessandro e della visita in pronto soccorso e poi siamo tornati a casa.
Per fortuna ieri mi sono messa avanti col lavoro e, altra fortuna, i miei si sono offerti di fare i nonni full-time tenendo Alice dalle 10 alle 17, in modo che io potessi gestire puffetto gnoloso e un po’ di lavoro senza troppi problemi.
Alle 11,30 inizio a preparare il pranzo, alle 12,15 arriva Morgan, mangiamo e alle 13 provo a portare a letto Ale che dura circa un’ora senza tossire ma alle 14 inizia e non c’è verso di farlo riaddormentare.
Alle 17 arriva Alice, alle 18 Morgan, alle 18,30 provo a far mangiare qualcosa al piccolo e alle 19,30 ceniamo noi: stasera bistecche e patatine.
Poi approfitto di Morgan versione baby-sitter e lavoro ancora un paio di ore in previsione della giornata impegnativa che verrà. Nel frattempo lui ha fatto addormentare Ale e io mi tengo la tetta piena da giocare come jolly al primo risveglio (avvenuto alle 21,45).
Adesso provo a dormire fin che piccoletto regge e vi auguro buonanotte.
A domani.

Pensierino:
Oggi alle 16 ho postato una delle mie solite domande esistenziali: ma prima di fb da chi andavano a lagnarsi pessimisti, ansiosi e paranoici?
No, davvero, eh? State sereni, fatevi una risata e respirate.
A volte mi spiace leggere certi post perchè non deve essere facile vivere così, sempre con la paura di sbagliare e di fallire. Altre volte invece mi infastidisco perchè non è davvero possibile piangersi continuamente addosso. Il punto è proprio questo: smettete di pensare negativo e inizierete a vedere positivo! Prendetevi meno sul serio, sorridete se qualcosa va storto e rimboccatevi le maniche per raddrizzarlo. Smettete di vivere nell’ansia perchè le cose così non cambiano. Cercate di vedere il positivo nel negativo e cercate di trasformare il negativo in positivo. Tirate fuori l’ironia, scherzate sui momenti difficili che state passando (dove possibile, naturalmente sto parlando alle tre categorie sopra citate, quelle che vedono l’apocalisse anche nello smalto che ha sbavato) e tenete stretto tutto ciò che di buono vi viene dato ogni giorno. Tenete un diario, scrivete per voi, rileggetelo e vi accorgerete di quanta strada avete fatto e di quanta ne farete ancora.

Giorno… boh… vado a vedere, ho perso il conto… ecco. Giorno 19.
L’Armageddon.
Avete presente quei 5 giorni al mese in cui una donna sputa fuoco e fa uscire fumo da naso e orecchie con gli occhi iniettati di sangue? Benissimo, ci sono dentro a piedi pari. Dopo una notte quasi completamente in bianco mi sono risvegliata “in quei giorni”, per ricordarmi che al peggio non c’è mai fine. Alle 8 tutti in bagno come tutte le mattine, giro di antibiotico e colazione. Poi lascio i bimbi sul tappetone a giocare e cerco di lavorare un po’ tra una soffiata di naso e una richiesta di attenzione varia. Dalle 8,15 alle 10,30 Alice si è trasformata in un martello pneumatico pronta a perforarmi il cervello a suon di “Mamma facciamo il castello di Sofia? Dai dai dai, facciamolo! Dai dai dai maaaaaaammmmmmmmaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!” senza mai smettere neanche durante le telefonate ai clienti. Ale riesce a dormire ben 15 minuti e poi ci ritroviamo di nuovo tutti in sala, io con i nervi a fior di pelle e loro con un misto di esuberanza/noia/malessere generale addosso che non riesco più a controllare. Nel delirio collettivo Alessandro decide di farsi un litro di latte alla spina e appena finito l’ultimo sorso spara fuori un polmone con un colpo di tosse e vomita stile bambina dell’esorcista. Ora, capisco tutto eh, ma quanto latte c’era dentro a questa tetta? Ci siamo dovuti cambiare completamente sia io che lui che il divano, e per “completamente” intendo anche le mutande.
Poi inizio a preparare il pranzo che da menu stilato da Morgan prevede rigatoni al pomodoro, faccio il solito giro di medicine e si mangia. Alle 13 metto a letto il piccoletto che finalmente riesce a fare un’ora di sonno senza interruzioni mentre io avevo Martellina Pneumatica che mi tediava per qualsiasi cosa, come al solito. A volte mi chiedo come faccio ad arrivare a sera sana di mente…. ah, ecco, mi state dicendo che io sana di mente non lo sono mai stata e quindi mi risulta più facile. Benissimo.
Il pomeriggio passa tra merende varie, cartoni, giochi, tetta e lotta greco-romana per fare il ventolin ad Alessandro. Alle 18 arriva Morgan, preparo la pappa al piccoletto e alle 19 noi ci sfamiamo con mozzarella, prosciutto cotto e carote. Alessandro finge di addormentarsi sul seggiolone e proprio nel momento in cui me ne accorgo ed esulto, felice di portare a termine un pasto in tranquillità, si sveglia in modalità “posseduto” e mi faccio tutta la cena con lui in braccio che mi tira calci e pugni mentre mi urla nelle orecchie. Quindi, esausta, faccio il giro di medicinali finale e porto a letto l’indemoniato che, diciamocelo, mi sembra che nonostante le cure non stia migliorando per niente.
Sono talmente stanca che non so neanche come ho fatto a scrivere così tanto.
Ora mi rilasso e prego di dormire un po’.
Alla prossima.

Ps: “in quei giorni” tutto ma non entrambi i bambini malati. No.

Giorno 20.
La fregatura.
Mi sveglio alle 7 con la sveglia di Morgan e dentro di me urlo “ho dormito!”. Puffo aveva ancora gli occhi chiusi e la nottata è scivolata via con soli 3 risvegli, quindi tutto sommato non posso lamentarmi. L’ultimo risveglio è stato di quelli tosti, uno di quelli in cui ti illudi di cambiare la situazione infilandogli una tetta da 5 litri in bocca mentre lui ti guarda pensando “ti piacerebbe, eh?”, quindi ripiego sul ciuccio che lui prontamente prende in mano e scaglia al piano di sotto ridendo come un pazzo e poi si mette a gattonare per il letto urlando “ba ba baaaaaaa”. A parte questo, come dicevo, della notte appena trascorsa non posso lamentarmi.
Alle 7,15 Alice si sveglia e va in bagno con suo padre, poi Morgan va al lavoro e noi assaporiamo un tipo di antibiotico nuovo prima della colazione. Alle 8 chiamo la asl per farmi spostare l’appuntamento del pap test previsto per venerdì perchè ovviamente, dopo due anni, mandano la lettera centrando in pieno “quei giorni” quindi spostiamo al 4 febbraio alle 10. Cambio Ale e vesto Alice pronta per l’arrivo del nonno alle 9: oggi è il nonni-day, la tengono da loro fino a metà pomeriggio! Dentro di me si stanno stappando bottiglie di Berlucchi!
Alle 9 inizio a lavorare e alle 10 metto a letto Alessandro. Sì, mi sembra proprio che stia meglio, finalmente. Alle 10,20 si sveglia e va beh, c’è un tale casino qui fuori tra cani, postino, nonno dal clacson facile e vicini rompicoglioni che non riposerebbe neanche un morto, figuriamoci un bambino appena uscito (forse) da una bronchite asmatica. Ricomincio a lavorare mentre lui gioca e alle 11,30 preparo da mangiare. Ale però sembra non avere appetito (e già questo avrebbe dovuto mettermi in allarme). Alle 12,15 arriva Morgan, pranziamo, giro di medicine ad Ale e poi a nanna. Qui capisco finalmente che qualcosa non sta andando a buon fine: Alessandro inizia ad avere uno scolo al naso pauroso e tosse ininterrotta. Nonostante tutto riesco comunque a farlo dormire per un’oretta e poi andiamo a giocare sul tappetone. Alle 16 ancora tetta e alle 17 arriva Alice. Non faccio in tempo a salutarla che mi rincoglionisce sparando 10000 parole al secondo e io percepisco di essere prossima all’esaurimento nervoso, mi sento come un treno in corsa senza il macchinista o, come direbbe Morgan, come se fossi sulle montagne russe senza cinture. Ecco, l’ho detto: sono stanca ed è solo mercoledì. Mi aspettando un giovedì con Martellina Pneumatica e Moccoletto d’Oro full time, un venerdì mattina dalla pediatra con entrambi e (se ci arrivo, perchè sento Villa Igea chiamare a gran voce il mio nome) ancora noi soli fino alle 17,30. Saranno due lunghi e interminabili giorni.
Preparo il minestrone, arriva Morgan, si lava e sta un po’ con i bimbi. Poi ceniamo e porto a letto Ale che si addormenta di botto. Nel frattempo ho il minestrone sullo stomaco che sta ballando la lambada, il mio destino è quello di non poter più digerire fino alla fine dei miei giorni. Però sono comunque soddisfatta anche se ho la casa che fa schifo, sono stanca come se non dormissi da mesi e ho i nervi a fior di pelle, perchè sono umana e va bene così (*).
A domani.

12003908_1009239819096096_8195068637739301977_n.jpg(*) Oggi ho ricevuto un graditissimo messaggio privato da una mamma che ha appena i
niziato a seguirmi: “… è bello leggere finalmente qualcosa di vero e genuino che racconta la sana (e dura) realtà delle mamme”. Era quello che volevo. Allora forse sto facendo davvero qualcosa di carino e che, soprattutto, mi piace fare. A volte la stanchezza ha il sopravvento e l’ironia cede il passo alla noia ma spero sempre di arrivare al cuore di chi mi legge regalando qualcosa di me.
Vorrei aggiungere tante cose ma non è proprio serata… spero almeno che Morgan sia riuscito a riattivare Netflix così da risollevarmi il morale con una puntata di qualcosa a caso ma nel dubbio vado a farmi un badile di Nutella per iniziare la serata con il piede giusto.

Ps: giuro che una di queste sere scrivo senza correggere le parole casuali del correttore automatico. Secondo me salta fuori qualcosa di esilarante.

Aiuto, bambino che sta piangendo dal nulla mentre dorme… Passo e chiudo!


 


E LA STORIA CONTINUA……………………………. 

 

One thought on “La dura giornata di una mamma: 28 ore. Anzi di più!

  1. BUAUAUAHUAHUHA sapessi quante volte ho urlato io “HO DORMITOOO” anche non dentro ma fuori di me 😀 Non mi azzardo a dire che la vita di un papà (degno di tal nome, eh) sia paragonabile a quello di una mamma, però ci si avvicina molto eh!

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...