“Aiuto mamma vieni qua..” la meningite non avverte quando arriva.

“Sono nato a Pisa, compirò 30 anni il prossimo 21 Aprile.” inizia così la testimonianza di Cristiano Giannessi che ha deciso di condividere le sue sofferenze col mondo, la notte, le urla, il dolore e di raccontare nei minimi dettagli cosa succede quando ci si prende la meningite, dei dolori lancinanti che questa malattia ti fa provare, di quanto sia difficile da riconoscere e di quanto sia fondamentale la prevenzione.

“Lavoro come tecnico delle telecomunicazioni su tutto il territorio Toscano per una grande azienda di Roma, nel fine settimana svolgo la mansione di addetto alla sicurezza nei locali (“Attic” e “Bellavita” di Montecatini Terme). Ho come passione la palestra e lo sport in generale, negli scorsi anni ho praticato K1 a livello agonistico per la palestra “Profight1 & Fitness” di Lucca e amo gli animali, in particolare cani e cavalli. Collaboro come volontario con un’ associazione denominata “Italian Horse Protection” la quale si occupa della cura e del recupero fisico e psicologico di cavalli sequestrati e maltratti e possiedo personalmente 3 cavalli sottratti a maltrattamenti di cui mi prendo cura quotidianamente.”

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1 Febbraio 2016, riportiamo per intero la testimonianza scritta da Cristiano Giannessi

La mattina del 13 Gennaio 2016 mi sono svegliato come ogni giorno verso le 7:15 per andare a lavorare ma, sentendomi strano, ho deciso di misurarmi la temperatura.

Avevo la febbre a 38.6, mal di testa e male alle articolazioni, mi sono detto influenza, poco male chiamo l’ufficio, una tachipirina, qualche ora di sonno e tutto passa.

Nel tardo pomeriggio invece la situazione è peggiorata, oltre alla febbre ed al mal di testa sopraggiungono anche vomito e diarrea, prendo un’altra tachipirina e decido di saltare la cena e mettermi a letto per vedere se passa.

E’ una serata strana, stanno lavorando alla centrale elettrica del paese e salta spesso la luce, l’ultima volta va via per quasi un ora, poco male tanto non sto bene.

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Cerco di addormentarmi ma non ci riesco, decido di accendere la luce della stanza, non so perchè, si accende la luce è tornata. Mi scopro, tiro su il pigiama per grattarmi la gamba e vedo delle strane macchie bluastre, sono le 23.40. Questo è il primo evento fortunato di tutta la storia, pensate potevo accendere la luce quando questa non era ancora tornata, oppure semplicemente grattarmi senza scoprirmi o senza guardare la gamba, non mi sarei accorto delle petecchie!

Mi alzo e sveglio mia mamma che sta dormendo nella stanza accanto “Mamma vieni qua, c’è qualcosa che non va. Non sto bene e mi sono venute delle strane macchie” le dico, lei risponde “ Fa vedere, ma come ti senti? ” ed io “ Male mamma, non riesco a respirare, chiama un ambulanza”. L’ambulanza arriva in poco meno di 10 minuti, ma se è vero che fino ad adesso mi sono complimentato con tante persone, è giusto dire anche quello che in questa fortunata vicenda non ha funzionato.

L’ambulanza infatti non ha il medico a bordo ma solamente un autista e 2 giovani volontari che forse sottovalutano la situazione, mi chiedono più volte se ho assunto sostanze, snobbano le petecchie che adesso sono comparse anche su mani e braccia e sono scettici se portarmi al Pronto Soccorso.

Alla fine mi caricano in ambulanza e raggiungiamo il Pronto Soccorso di Pescia, l’ambulanza procedeva piano e con le sirene spente, il viaggio mi è sembrato interminabile. Mia madre ci seguiva in auto. Arriviamo al Pronto Soccorso di Pescia intorno alle 00:40 e vengo letteralmente parcheggiato con la barella in una stanza.

Sento che la situazione sta peggiorando, mi lamento, chiedo aiuto ma nessuno se ne accorge. Intanto in sala di attesa arrivano mia madre Cinzia e mia sorella Valentina, chiedono informazioni, gli viene risposto che mi stanno visitando anche se non è così, si siedono quindi e aspettano di poter entrare.

Alle 01.15 non avendo ancora ricevuto notizie sulla mia condizione decidono di entrare dalla porta del Pronto Soccorso, scorrono la corsia con lo sguardo finchè mi vedono da solo in una stanza in attesa di essere visitato.

Si accorgono subito che la mia condizione era peggiorata, dal momento che avvinghiato su me stesso gridavo “ Non ce la faccio più, aiutatemi, sto male!”. Da quanto riferiscono i familiari non ero più in grado di riconoscerli e da qui capiscono che la condizione era drammatica. Decidono di chiedere immediatamente l’intervento di un medico, si rivolgono quindi all’infermiere di turno che prova a rassicurarle dicendo che il medico sarebbe arrivato appena possibile.

A nulla è valso insistere con l’infermiere cercando di richiamare la sua attenzione sulle condizioni che si erano aggravate, è stato necessario rivolgersi direttamente al medico che stava visitando un altro paziente. Da qui in poi la situazione è stata osservata con maggiore attenzione e rivalutata come grave. Questo è il secondo evento fortunato, se non avessi avuto familiari o se semplicemente non si fossero dimostrati così agguerriti, probabilmente sarei rimasto in quella stanza ancora per diverso tempo e la mia situazione si sarebbe drasticamente aggravata.

Dopo la visita il medico decide di farmi il prelievo lombare e, prima di ricevere i risultati dell’analisi del liquor che risulta già al prelievo lievemente torbido, decide di somministrarmi l’antibiotico “Rocefin” per la meningite C.

Ecco il terzo evento fortunato, la somministrazione dell’antibiotico è stata provvidenziale, un ritardo anche di poche decine di minuti avrebbe potuto far aggravare la situazione.

Alle ore 04:22 arrivano i risultati del prelievo, è meningite C, vengo quindi trasferito all’Ospedale San Luca di Lucca dove arriviamo alle ore 06:00 circa.

A questo punto trovandomi in stato di shock settico vengo messo in coma farmacologico nel reparto di “Terapia intensiva” dove vengo sottoposto per giorni a 4 cicli di plasmaferesi, una tecnica di separazione del plasma sanguigno che serve per rimuovere dal circolo ematico tossine introdotte nel corpo.

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Durante i primi giorni di coma farmacologico i medici non si sbilanciano sulla prognosi, la situazione continua ad essere gravissima e delicata e le notizie sono frammentarie.

Poi il miglioramento, i valori sanguigni iniziano a migliorare e Martedì 19 Gennaio mi sveglio naturalmente. Da questo momento i ricordi ripartono. Una dottoressa mi comunica che ho avuto la meningite ed ho dormito per qualche giorno, poi mi riaddormento e quando mi sveglio vedo intorno a me i miei familiari, mia madre Cinzia, mia sorella Valentina, mio padre Marcello, mio zio Carlo e una cara amica Monica.

Vengo a sapere che non mi hanno mai abbandonato, che sono sempre stati li in attesa del risveglio. Sono confuso ma capisco, capisco che ho rischiato di morire, ma dobbiamo essere positivi e continuare ad essere forti, da questa situazione possiamo uscirci. I risultati delle prime analisi sono buoni, non ci sono gravi conseguenze. Il giorno dopo il risveglio, Mercoledì 20 Gennaio riesco a mangiare da solo, faccio colazione, pranzo e cena.

Giovedì 21 Gennaio visto i miglioramenti mi viene tolto il sondino naso gastrico.

Venerdì 22 Gennaio la situazione rimane stabile ed i medici decidono per il trasferimento in “Malattie Infettive” nel pomeriggio del giorno seguente.

Nella tarda mattinata di Sabato 23 Gennaio mi sento strano, ho caldo, sudo ed improvvisamente ho difficoltà a respirare, è l’ora del passo e in stanza con me si trovano mio padre Marcello e la mia amica Monica, “Chiamate un Dottore non respiro più” e loro si precipitano fuori dalla porta. Immediatamente arriva una Dottoressa con tutto lo staff, mi vengono subito prestate le cure necessarie con una velocità ed una competenza che ha dell’incredibile, vengo stabilizzato. Si pensa ad una embolia polmonare. Fortunatamente anche questa volta le cose sono andate bene, dagli esami effettuati sembra che non ci siano stati danni, è stato provvidenziale l’intervento immediato da parte dei medici e degli infermieri ai quali sarò per sempre immensamente grato, quarto evento fortunato.

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Il trasferimento a malattie infettive viene annullato, per tutto il Sabato rimango spaventato per quanto accaduto e confuso, non so darmi una spiegazione, ho paura che possa ripetersi, ho paura di morire. Accanto a me ancora una volta i familiari che rimangono fino alla chiusura del passo.

Domenica 24 Gennaio la situazione torna a migliorare e nel pomeriggio di Lunedì 25 vengo trasferito nel reparto “Malattie Infettive”. Trascorre qualche ora ma non resisto, voglio provare ad alzarmi dal letto, voglio provare a camminare, qui posso farlo e so che posso farcela. E così con l’aiuto di mio cognato Alfredo mi alzo e muovo i primi passi intorno al letto!

Che sensazione strana, mi sembra di aver corso per chilometri ed invece ho fatto solo pochi metri ma sono soddisfatto e commosso!

Per tutta la settimana continuo a migliorare, a camminare nella stanza, i passi si fanno sempre più stabili e veloci, riesco persino a farmi la doccia da solo, sono sempre più lucido, ricevo molte visite da amici e conoscenti e nel pomeriggio di Venerdì 29 Gennaio vengo dimesso.

Ad oggi Domenica 31 Gennaio sto abbastanza bene, so che la battaglia non è finita qui, so che ci sarà ancora molto da lottare per tornare alla normalità ma sono determinato e fiducioso così come tutta la mia famiglia.

I medici parlano di tempi di recupero che possono andare dai 40 ai 60 giorni per riacquistare le piene funzioni fisiche. Ci sono infatti problemi che ad oggi riscontro e sono riconducibili alla malattia come il continuo formicolio della mano destra, il calo improvviso e contemporaneo della vista e dell’udito, i giramenti di testa e nausea se passo troppo tempo in  piedi e il riscontro di un versamento pleurico bilaterale, cioè della presenza di liquido nella membrana che avvolge singolarmente ciascun polmone dovuta probabilmente all’embolia polmonare di Sabato 23 Gennaio.  

Durante tutta questa avventura ho sentito la vicinanza e l’amore in primis dei miei familiari a cui va un ringraziamento particolare ma anche di amici, colleghi e conoscenti e di tutte quelle persone che hanno voluto dimostrare la loro presenza anche con un semplice messaggio di incoraggiamento o di auguri sul social network “Facebook”. Ne ricevo a centinaia ogni giorno e questo mi rende molto felice!

Come ogni giorno ricevo decine e decine di messaggi da persone che hanno fatto il vaccino dopo essere venuti a conoscenza della mia storia e ciò mi rende ancora più felice e determinato ad andare avanti in questa battaglia.

La prevenzione infatti è l’unico modo per non prendere la meningite C.

Si pensa sempre di essere dei super uomini, si pensa sempre che le cose succedono solo agli altri, quando mi veniva consigliato di fare il vaccino rispondevo “Grande e grosso come sono secondo voi prendo la meningite?” eppure è stato così, ed essere oggi qui ancora insieme a voi sembra a molti un vero e proprio miracolo e forse è proprio così.

Questa esperienza mi ha aiutato a capire quanto sia importante vaccinarsi per prevenire le malattie ma anche che la vita va assaporata ogni giorno, ogni momento senza dare niente per scontato, dimostrate sempre i vostri sentimenti.

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Non abbiate paura a dire “ti voglio bene”, circondatevi di persone che vi rendano felici, e ricordatevi che non vale la pena vivere sempre a 100 all’ora, a volte è meglio avere in tasca 200€ in meno in fondo al mese, ma dedicare più tempo a noi stessi e alle persone che ci vogliono bene.

Ricordatevi inoltre di fare del bene al prossimo

perché il prossimo in difficoltà potremmo un domani essere noi.”

Cristiano Giannessi


3 thoughts on ““Aiuto mamma vieni qua..” la meningite non avverte quando arriva.

  1. Mi sono venuti i brividi leggendo la tua storia perché … io ho preso la meningite il 6 gennaio 2003 (avevo 21 anni) e sono entrata in coma a casa… mi hanno portato via con l’ambulanza e dopo qualche ora sono uscite le petecchie cosi all’ospedale hanno fatto subito il prelievo del liquor e hanno fatto contemporaneamente l’antibiotico… nel giro di qualche ora mi sono ripresa e dopo 1 giorno di Terapia Intensiva e 11 gg di Malattie Infettive sono tornata a casa… la mia famiglia e il mio ragazzo sono stati indispensabili in quei giorni e non li ringrazierò mai abbastanza, così come sono stati tempestivi gli interventi dei dottori di turno quella sera…

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