“Arrivate serene al parto, lasciatevi guidare dall’istinto..”

“Vorrei poter tranquillizzare le mamme, soprattutto quelle per cui è la prima volta, che davvero ogni nascita è un evento a sè e che moltissimo dipende dalla nostra tranquillità mentale.”

Daniela

Ci scrive mamma Daniela Molteni Badagliacco abita a Lesmo (Monza e Brianza), ha 41 anni e due figli: Beatrice di 17 anni e Christian di 4.

Professione: agente immobiliare. Tempo: poco, impegni tanti. Sogno nel cassetto: figlio numero 3 (ma ormai…) e poter fare la mamma a tempo pieno (sogno destinato ad infrangersi…). Hobby: sfiancare mio marito con continue modifiche al nostro appartamento!


Ecco a voi il racconto del parto di Beatrice nata il 12 novembre del lontano 1998 presso l’ Ospedale di Monza:

Figlia uno. Anni 24. Figlia unica di figli unici, il che significa niente fratelli o cugini piccoli. Esperienza coi bambini prossima allo zero.

Internet allora, anno 1998 in Italia si usava pochissimo e non era facile fare ricerche, leggere esperienze, vedere video. Amiche che avevano già figli non ne avevo. E quindi?

Quindi ho letto qualche libro e mi sono fatta suggestionare dai racconti tragici di mamme appena conosciute al pre-parto o in coda dal ginecologo. Una sera, poi, vado al pronto soccorso ostetrico e durante l’attesa mi becco il travaglio in diretta di una ragazza: urla, strilli, gemiti, pianti….PANICO!

Per quanto le ostetriche mi tranquillizzassero, nella mia mente il parto era quella roba lì. Uno strazio, insomma. Arrivo a 40+3. Esausta.

Metodi della nonna vari per indurre il travaglio: bagno caldo, olio di ricino, supposta di glicerina ecc ecc. Alle 18 dell’11 novembre inizio coi primi dolori. A me già quelli mi sembravano insopportabili. Più i dolori aumentavano più saliva la tensione, l’ansia e la paura.

Dopo interminabili ore senza avere dormito, mangiato e nemmeno fatto la pipì, per sicurezza. Decido che non ce la faccio più e mi avvio all’ospedale. Ore di travaglio: 20. Dilatazione: 3 cm. Ho pregato di morire. Mi hanno messo in una vasca di acqua calda. Niente. Mi hanno ricoverata ma era presto per la sala parta quindi cercavo di soffrire in silenzio ma ormai ero in un tunnel nero di panico.

Ore di travaglio: 24. Dilatazione: 6 cm. Sconforto totale. Piango disperata.

E l’Ostetrica mi dice di andare in sala parto così mi posso mettere più comoda e rilassarmi un pò. Faccio 100/150 metri a piedi. Entro in sala parto, e l’ostetrica mi dice di sedermi mentre mi prepara un the. Faccio per sedere e sento una fitta ai reni e al coccige micidiale, urlo. Mi sento svenire..

L’ostetrica mi mette sul lettino.

Ore di travaglio: 24 e mezza. Dilatazione: 10 cm. SPINGI!

Come spingi? Ecco, dopo tutto quel dolore non ero mica preparata, pensavo di dovere fare ancora diverse ore di travaglio e invece….e invece nel giro di nemmeno mezz’ora avevo la mia piccola tra le braccia.

Ho pianto, ho riso, ho ricominciato a parlare e a connettere. E poi, si , è vero, c’erano i punti, la ciambella, i capezzoli che facevano male ma tutto il resto era passato.

E nonostante tutto sarei stata pronta a rifarlo perchè quel dolore lì ha un fine meraviglioso, non è un dolore fine a se stesso, è un dolore che sai che ha lo scopo più nobile del mondo!

E’ un dolore abbondantemente ripagato.

Comunque vada il vostro parto, sappiate che sarà sempre tra i momenti più belli della vostra vita!”


“Parto due…anno 2011. Età 34 anni.

Gravidanza vissuta in grande spolvero lavorando fino alla 37 esima settimana. Niente corso pre parto.

Insieme a me era incinta anche la mia collega, cosiddetta primipara attempata, ovviamente terrorizzata dai racconti di amiche e parenti. Mi sono ritrovata a raccontarle il mio primo travaglio come se fosse stata una passeggiata di salute e mi sono resa conto di quanto il tempo, l’età e il dovere rifare un percorso già vissuto, mi rendesse tranquilla e sicura di me.

Sapevo di dovere affrontare ore e ore di dolori, ma sapevo che appena il pupo fosse nato, sarei stata bene e che, dopotutto, ne valeva assolutamente la pena. Avevo stretto amicizia in rete con altre mamme che dovevano partorire a Maggio, come me, alcune al primo, altre al secondo, qualcuna al quarto o quinto…non ci crederai, ma tranquillizzare le primipare aveva un effetto estremamente positivo anche su di me, più mi avvicinavo al termine e più la paura si trasformava in trepidazione!

Ero seguita, questa volta, dall’ospedale Buzzi di Milano, distante una quarantina di chilometri da casa. Mio marito era un pò in ansia per il viaggio, ma io gli ripetevo:” Ma va! Con quel che dura il travaglio facciamo avanti e indietro 3 volte, stai tranquillo!”.

Il 29 Aprile 2011, giorno delle nozze di William e Kate, la ginecologa, santa donna, mi fa lo scollamento delle membrane, ero a 39+1, il pupo era grande e cerchiamo di accelerare un pò madre natura. Ci salutiamo e la dottoressa mi dice che certamente nel weekend ci saremmo riviste in sala parto.

Ore 13. William e Kate avevano già pronunciato il si. Io e mio marito ci fermiamo a mangiare un boccone vicino casa e comincio con le prime contrazioni. Niente di che.

Andiamo a casa, tre piano a piedi, mi accerto di avere la borsa pronta e mi butto sul divano e comincio a farmi di apermus come se non ci fosse un domani. I dolori continuano, si ravvicinano ma non a intervalli regolari e dopotutto sono sopportabili. Mio marito alle 16 esce e va a recuperare la grande a scuola, poi gli prepara la merenda.

Le contrazioni si fanno leggermente più intense. Loro cominciano a spaventarsi e così mi lascio convincere ad avviarmi all’ospedale visti i 40 chilometri di distanza. Mi cambio con calma.

Ore 17.15. Esco di casa e….tempo di scendere una rampa di scale e comincio con una sequenza di contrazioni potenti a distanza ravvicinatissima.

Capisco che non ho affatto tempo per la strada e faccio correre mio marito all’ospedale più vicino (5 km). Arrivo al pronto soccorso e l’infermiera a cui mio marito urla qualunque cosa, mi fa sedere sulla sedia a rotelle.

La avviso che sento la testa uscire.

Lei flemmatica: dicono tutte così poi partoriscono dopo ore. Penso di averle urlato così forte che dopo due secondi ero spogliata sul lettino del pronto soccorso. Prima spinta. Nulla. Seconda spinta fuori tutto: bambino completo e sacco.

Un attimo dopo è arrivata l’ostetrica e tutte le persone presenti hanno applaudito. Ho partorito in diretta con un pubblico di: medici, lettighieri, inservienti, infermieri e pure qualche paziente. L’ostetrica mi ha solo detto: ecco la dimostrazione che per far nascere un bambino serve solo una cosa: la volontà della mamma!

E’ stata una gran confusione questo parto, uno choc per me che mi aspettavo ore e ore di travaglio e invece in 45 minuti avevo espulso anche la placenta, ma anche una grande emozione, un’infermiera piangendo mi ha detto: grazie per averci regalato questo momento, noi vediamo solo cose brutte.

Un’altra mi ha pregato di chiamarlo Angelo perchè per loro lo era davvero.

Insomma, un parto collettivo. Indimenticabile!

Il mio bambino si chiama Christian ed è nato, non al Buzzi di Milano, ma all’ospedale di Vimercate!

Ecco. Due parti diametralmente opposti. Ogni aspettativa, anche la più terribile, può essere smentita durante un parto. Perchè davvero ogni parto è una storia a sè. Inutili fasciarsi la testa. Tutto può accadere, molto lo deciderà il vostro bambino, molto altro il vostro corpo.

Vi auguro solo di arrivarci il più serene possibili, lasciatevi guidare dall’ istintinto, non dalla testa e non dai racconti. Il vostro corpo sa già tutto anche quando voi non sapete ancora nulla! Ah! Dimenticavo. Nonostante l’espulsione rapida, ho avuto solo 3/4 punti, una sciocchezza. Un’ora dopo ero seduta con un panino al salame in mano!”


mammy-331712_960_720Dedico i miei racconti soprattutto a chi sta per partorire per la prima volta perchè vorrei consigliare di arrivarci senza aspettative. Nè positive nè negative. Siamo tutte mamme, chi ha sofferto e chi ha scelto l’epidurale, chi ha fatto un travaglio facile come chi ha scelto il cesareo.

Ci sono tante mamme che si sentono meno mamme perchè dopo il travaglio hanno subito il cesareo! Non c’è una mamma più brava, siamo tutte mamme.


Vuoi condividere la tua storia di madre con altre mamme come te? Scrivici a miriamsocialmom@gmail.com Pubblicheremo il tuo racconto!

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