7 Aprile: la nascita di mia figlia Alice.

Mamma Greta Paoletti ci racconta la nascita della sua Alice.

Greta

Ero a 40+4 e la mia ginecologa ha pensato di accelerare un po’ le cose facendomi lo scollamento e dicendomi di bere, dopo un paio di giorni, la famosa “pozione magica” composta da olio di ricino, succo all’albicocca e un dito di acquavite per favorire l’avvio del travaglio.

Quindi venerdì 6 aprile 2012, verso le 18, butto giù quel beverone non simpaticissimo ma neanche così terribile come mi aspettavo.
Alle 20 iniziano le prime contrazioni che in pochissimo tempo si fanno regolari. Ricordo ancora che ero a letto e stavo guardando Quarto Grado con Salvo Sottile e nel frattempo tenevo monitorate le contrazioni.

Alle 23 erano regolarissime ogni 3 minuti e duravano un minuto ciascuna quindi decidiamo di recarci in ospedale.

C’era anche luna piena e le sale parto erano tutte piene, sarà una diceria ma le ostetriche mi raccontavano che durante la luna piena l’afflusso di partorienti è notevolmente maggiore. Sarà.

Fortunatamente c’è la mia ginecologa di turno che mi fa il tracciato e mi visita: solo dilatata di 3 cm e decide di tenermi dentro spostandomi in una bellissima sala travaglio. Ormai è passata la mezzanotte, mi svesto e mi butto sotto alla doccia bollente. Le contrazioni sono sempre regolari e ancora sopportabilissime, ma io stavo bene solo sdraiata sul lettino mentre la mia ginecologa mi spronava a camminare e a fare piegamenti per velocizzare il tutto.

Alle 7 del mattino ero dilatata solamente di 5 cm e cominciavo ad accusare un po’ di stanchezza mentre nel frattempo sentivo le donne nelle altre stanze spingere, urlare, partorire e uscire. E io invece ero ancora lì.

La mia ginecologa mi saluta e smonta di turno.

Alle 8 sono rimasta sola nel gruppo parto e le ostetriche mi spostano in una stanzetta più vicina alla loro, per tenermi monitorata più facilmente. La mattinata passa così, senza grosse novità, mentre il mio compagno si drogava di redbull e io avevo solo voglia di stringere mia figlia tra le braccia, dopo averla desiderata tanto a lungo e con tanta fatica.
Ho trovato un po’ di sollievo raggomitolata su una poltrona imbottita e tra una contrazione e l’altra mi addormento per poi svegliarmi di soprassalto dal dolore dopo un minuto.

Alle 14 la dottoressa di turno decide di rompermi le membrane e ricordo ancora la sua faccia quando è stata completamente inondata di liquido amniotico, effettivamente ne avevo davvero tantissimo. Poi mi mettono l’ossitocina in vena per accelerare un po’ e alle 15 finalmente ero dilatata di 10 cm.

Purtroppo la stanchezza prende il sopravvento e non riesco a spingere come dovrei e anche se ci provo con tutte le mie forze (il mio compagno successivamente mi ha raccontato che sembravo posseduta da quanta forza avevo e che non riusciva quasi a tenermi ma io non me ne ero resa conto) Alice non accenna a muoversi di un millimetro, quindi la dottoressa prova con la ventosa: al primo tentativo la ventosa si stacca dalla testa di Alice e sento la bimba risalire dentro.

Arriva una seconda ostetrica in aiuto della dottoressa e mi praticano la Kristeller assieme all’uso della ventosa. (Sapevo che ormai la Kristeller è vietata ma in quel momento l’unica cosa che volevo era che mi tirassero fuori la bambina.)

Ecco che finalmente alle 16.04 del 7 aprile 2012 nasce Alice: 3,5 kg per 52 cm, bellissima e perfetta, con la testa rotondissima nonostante una permanenza così lunga nel canale.

Greta1

Me la appoggiano sul petto, mi fa la pipì addosso e poi la portano ai vari controlli e al bagnetto. Dato che non riesco ad espellere la placenta con le spinte mi danno anche un aiuto per il secondamento facendomi una puntura dolorosissima.

Nel frattempo il mio compagno era uscito a telefonare alle nostre famiglie.

Però purtroppo qualcosa non stava andando per il verso giusto e alla raccolta del sangue vedo la doc e l’ostetrica allarmate: 1 litro, 2 litri, 3 litri, 4 litri. Chiamiamo immediatamente la sala operatoria.

Io mi sentivo svenire ma volevo resistere, avevo paura di non rivedere mia figlia e il mio compagno. In 1 minuto netto sono in sala operatoria addormentata per un intervento di sutura interna durato quasi 3 ore. Il mio compagno non sapeva nulla, è tornato in sala parto e ha trovato le inservienti che stavano spostando tutti i mobili per raccogliere e pulire il mio sangue. Gli hanno dato Alice in braccio ed un medico è corso subito da lui chiedendogli di firmare per farmi fare delle trasfusioni perchè serviva il consenso di un parente.

Alla sua domanda “ma come sta?” la risposta è stata “stiamo facendo il possibile”. Stop.

Intanto arrivano anche i nostri genitori che non sapevano nulla della mia emorragia ed entrano in camera in modalità festaiola, ma il clima si fa subito cupo. Questa parte non l’ho vissuta ma mi hanno detto che mia madre piangeva.

Finalmente mi portano in camera ma i ricordi sono vaghi e confusi perchè ero ancora sotto l’effetto dell’anestesia. Sono attaccata ad una flebo di sangue, una di plasma e all’antidolorifico, ho il catetere e non riesco a muovermi quindi danno il permesso al mio compagno di rimanere in stanza con me per la notte ad occuparsi di Alice perchè nel nostro ospedale non c’è la nursery ma si fa solo rooming in.

Alice ha pianto ininterrottamente tutta notte ed verso le 5 del mattino le ostetriche sono venute a prenderla per tenerla un po’ con loro e darci modo di riposare, sante donne.
Il giorno dopo era Pasqua e stavo leggermente meglio ma sembrava mi avesse investito un treno. Però mi tolgono il catetere e riesco ad alzarmi, vado in bagno a fare pipì aspettandomi un bruciore tremendo e invece nulla. Poi scopro che nonostante il parto un po’ forzato non ho nemmeno un punto esterno, solo qualche punto interno, mi dicono.

La giornata passa abbastanza bene e inizio anche i primi approcci con l’allattamento.

Il giorno di Pasquetta chiedo a mia mamma di aiutarmi a fare una doccia ma mentre siamo in bagno noto che sto perdendo ancora tantissimo sangue, chiamo subito un’infermiera che spingendomi sulla pancia fa uscire una marea di coaguli dolorosissimi e grossi come palline da tennis. Ma il sangue esce ancora più forte e mi portano in ambulatorio per una visita urgente: appena il medico mi tocca la pancia allago l’ambulatorio e mi preparano per un raschiamento in urgenza perchè da eco si è visto un pezzetto di placenta rimasto in utero.

Altra anestesia generale, altro giro, altro regalo.

Finalmente dopo 5 sacche di sangue, 2 di plasma, al quinto giorno di degenza veniamo dimesse.

I primi tempi a casa non sono stati facili perchè avevo emoglobina a 7 e non mi reggevo in piedi ma piano piano tutto si è risolto per il meglio.

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Ora Alice ha quasi 4 anni e la amo alla follia.

Fosse per me ripeterei l’esperienza del travaglio e del parto ogni giorno, ovviamente senza le complicazioni successive, perchè sono stati davvero incredibili e meravigliosi.


Il tempo fa dimenticare

E’ proprio vero che i dolori del travaglio e del parto con il tempo si dimenticano. Si scorda l’intensità di quel dolore perchè, forse, la gioia per la maternità supera di gran lunga quella sofferenza.


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