L’assenza di un padre, il calore di una famiglia

Quando i miei genitori si sono separati avevo 13 anni, mio fratello 10. I miei ricordi sono quelli che sono, purtroppo perché gran parte ho cercato di cancellarli. A volte il dolore ti aiuta a rimuovere quello che in cuor tuo non riesci ad accettare. Ma ci sono sensazioni che non si scordano e ti restano appiccicate addosso, ti accompagnano per il resto dei tuoi giorni nonostante razionalmente cerchi di abbandonarle e guardare avanti..Si tratta di una frattura e come tale, per quanto guaribile, riaffiora sempre.

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Sin da quando sono nata i miei genitori non sono mai andati d’accordo, ricordo che in casa c’era un’aria irrespirabile, pesante mai serena. Ricordo le urla, e ancor più i silenzi. Ricordo le lacrime di mia madre e la fatica che faceva per cercare di far sembrare “tutto normale” come una vera famiglia. Quella che avrebbe tanto desiderato.

Ricordo mio “padre”, inesistente, egoista non sapeva cosa significasse la parola affetto, uomo distaccato che ha sempre solo pensato al suo bene, al suo tornaconto personale. Lui stava bene. Noi no. Ma non gli è mai importato e i fatti lo hanno dimostrato sino ad oggi.

Ho sempre vissuto il “disagio della separazione”, separazione nel vero senso intrinseco della parola, qualcosa che si distacca da te e non ti appartiene più, ma lui non è appartenuto mai a me e a noi.

Si sono lasciati e ripresi molte volte, probabilmente mia madre viveva con l’ideale di una famiglia unita, pensava che in fondo noi figli avremmo preferito vederli assieme. Si curava del giudizio della gente, di quello che avrebbero potuto pensare di lei.

Ma se due persone devono vivere una vita d’inferno “per amore” dei figli, quella non è vita. Né per loro, né per i figli. E quello non è amore.

All’età di 6 anni, dopo l’ennesima lite, ci siamo trasferiti in un nuovo paesello, a casa dai miei nonni. La scuola elementare era a pochi passi da casa e per questo motivo mi recavo da sola, nuovi compagni, nuove maestre, nuovi ritmi e la sensazione di sentirsi “diversi”, tristi, con un senso di vuoto che non sapevo spiegarmi. La cosa più difficile era il suono della fine delle lezioni. Uscivo e ad attendere i miei amichetti c’erano i papà e le mamme che gli accoglievano con un gran sorriso, a braccia aperte, coccole e parole dolci si organizzavano per uscire assieme o andare semplicemente a prendere un gelato in villa.

E io tutto questo non potevo averlo.

Non c’è mai banalità nella paura e nel dolore di un bambino che perde la segnaletica, che ha perso i suoi punti di riferimento, che si sente triste, spaventato, spiazzato, con un gran senso di impotenza e vulnerabile. Sì, vulnerabile perché ti senti non voluto, abbandonato proprio da quella persona che avrebbe dovuto amarti più della sua vita.

La mia mente era piena zeppa di domande: sarà per colpa mia? Forse non sono brava e bella abbastanza? Papà si è stancato di me e vuole un altra figlia? Perché non mi dicono i motivi? Tutte queste domande hanno cominciato a montare dentro di me una rabbia e sensazione di impotenza, smarrimento ma davanti a mia madre che soffriva ho dovuto essere più forte di tutto e tutti. Mi sentivo responsabile, la principale colpa di tutto.  E ho iniziato ad accollarmi il peso di tutta la situazione..

Tante volte ho pensato che sarebbe stato migliore il mondo senza di me...Mi è mancato sicuramente un sostegno psicologico, qualcuno che mi prendesse per mano e mi rassicurasse, mi facesse per un attimo riappropriare dei miei 7 anni..in fondo volevo solo quello. Sentirmi sicura e amata per quella che ero.

Ho rivisto in quel periodo mio “padre” forse 2 volte, per poche ore con mio fratello ma, invece di prendersi cura di noi e parlare di come stavamo e di cosa stava accadendo, tentava di convincerci a riferire alla mamma di tornare insieme a lui e che in cambio ci avrebbe regalato tante cose.

Dopo qualche anno mia madre ha ceduto, credendo che fosse cambiato ed ha riprovato a dargli una tra le tante chance. Ma le cose non sono mai migliorate, all’inizio sembrava che volesse impegnarsi ma come tutt’ora credo fortemente, le persone non cambiano. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, da una persona sterile non potrà mai fiorire nulla.

All’età di 13 anni finalmente mia madre prende una delle decisioni più sagge che è quella di separarsi definitivamente. E’ stato il vero bene, per tutti noi. E’ stato difficile, non lo nego: la rabbia, l’odio, la paura… non sono sentimenti facili da superare e ti condizionano nel profondo, soprattutto nei rapporti sociali e nella propria autostima.

assenza.jpgPeccato che anche in questo caso mio “padre” invece di prendersi le proprie responsabilità, come farebbero tutti, sia andato via dopo che ha fatto firmare una carta a mia madre che non avrebbe provveduto economicamente al nostro mantenimento, lasciando due figli ancora non autonomi, una ex moglie che non aveva un lavoro nell indigenza più totale.

Grazie alla sua scelta, senza sostegni e appigli esterni ho dovuto costruirmi una corazza, stringere i denti, indurire il cuore, non dare nulla per scontato e pregare..pregare che un giorno o l’altro la ruota sarebbe girata a mio favore e lui avesse potuto capire tutto il male che ci aveva provocato e tutto l’amore che avrebbe perso..

Per contribuire al mio sostentamento (libri, vestiti, qualche rara uscita) e non pesare, visto che c’era anche mio fratello piccolo, ho iniziato a lavorare prestissimo tutti i fine settimana, le vacanze estive, quelle invernali, sottopagata e in nero. Nonostante tante volte mi sentivo stanca, esausta, e diversa dalle mie amiche che invece potevano godersi la loro  adolescenza, mi sentivo fiera di me stessa perché cercavo di trovare il lato positivo anche nelle situazioni più esasperate. 

Sono cresciuta prima del tempo perdendo quel meraviglioso periodo di spensieratezza, giochi che contraddistingue la crescita, pensavo da adulto anche se non lo ero, ho imparato a ridere, ad essere gioiosa anche quando in cuor mio avrei voluto piangere gridare al mondo la mia delusione, non ho mai potuto scegliere quello che mi sarebbe piaciuto intraprendere ma solo quello che dovevo fare per andare avanti, non affondare..costruirmi un futuro..

E’ solo una piccola carrellata di ricordi per testimoniare che, a volte non si è solo vittime di una separazione, come avviene nella maggior parte dei matrimoni, ma alcune volte vittime di una miseria dell’individuo, della pochezza ed egoismo di un uomo, un “padre” che ancora oggi non sono riuscita ancora a perdonare. Non c’è stata una volta che io abbia mai avuto una chiamata per un compleanno, Pasqua, Natale, una promozione a scuola, i miei 18 anni nulla di nulla..La sua presenza è stata nulla.

Fare il padre è una cosa seria, non basta mettere al mondo un figlio ma è colui che ti accompagna, si sacrifica, ti sostiene, ti ama più della sua vita, che ti fa sentire benvoluta, che vuole per te un futuro radioso e vorrebbe vederti realizzata…non è chi ti ignora e ti fa sentire inutile.

:: Mi rivolgo a tutti quelli che leggeranno questo post: la cosa più importante non è stare insieme a tutti i costi, marito e moglie, ma sforzarsi anche da separati ad avere una unità genitoriale per il bene dei vostri bambini. ::

Può sembrare tutto molto difficile ma in realtà quello a cui dovete pensare è già al vostro fianco, non lasciate che siano loro autonomamente ad arrivare a quello che sta accadendo tra di voi, parlate, spiegate, mettete i vostri figli al centro dell’ attenzione gli stati di “sospensione” e precarietà fanno andare in confusione e accrescono paure e ansie. Ditegli esattamente ciò che sta accadendo intorno a loro e perché. E abbracciateli, perché saranno la vostra gioia.

NON SIATE SUPERFICIALI, i bambini assorbono le emozioni che acquisiscono nell’ambiente dove vivono, hanno bisogno di ritrovare in voi delle figure salde di riferimento, degli ideali di vita, delle persone in cui credere e avere fiducia per sempre, delle colonne portanti che nessuno potrà mai portare via. Siete i loro idoli.

In famiglia bisogna che ci sia sempre affetto, rispetto dei tempi di sviluppo, disponibilità e responsabilità degli adulti, sostegno nella crescita, autenticità nei rapporti, fiducia e stabilità. Non stabilità economica ma di sentimenti ed emozioni reali.

Un famiglia non è fatta di liti ripetute, indifferenza, caos educativo, solitudine e abbandono che sono traumi profondi che a lungo andare si ripercuoteranno come un boomerang nella vita dei vostri figli con sentimenti di tristezza, depressione e scarsa autostima. E non posso pensare che è quello che voi volete, prendetevi le vostre responsabilità con comportamenti e atteggiamenti adeguati alle situazioni che state vivendo nel pieno rispetto dei vostri figli che non hanno nessuna colpa.

UN FIGLIO E’ AMORE PER SEMPRE e ha il DIRITTO di ESSERE FELICE

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NON VIVETE ALL’OMBRA DEI VOSTRI FIGLI MA AL LORO FIANCO!

L’assenza è molto più sentita della presenza.
Essere presenti è come costruire inseme qualcosa, mattone dopo mattone, sasso dopo sasso, impercettibili, piccoli gesti quotidiani che a lungo termine sono evidenti, ma mai mentre li vivi.
[…] L’assenza è come un gesto unico che quel muro costruito lo fa crollare. Tu sei li, e inerte, inerme ti chiedi il motivo, ma non trovi spiegazioni. Avverti solo un crollo improvviso, un tuffo al cuore e poi …silenzio, il peggiore: quello dell’indifferenza.
Anton Vanligt


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