Come vincere la PAURA DELLA PAURA ?

Il cambiamento dovrebbe essere un amico.
Dovrebbe accadere perché voluto e programmato.
Dobbiamo sempre provare a cambiare, a rinnovarci, cercare di ringiovanirci, altrimenti diventiamo sempre più duri.
Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere” – Bellissimo post di riflessione sulla paura scritto dalla Dottoressa Denise Carlino Psicologa Psicoterapeuta Gruppo-Analista sulla sua Pagina facebook.  Ci tocca da vicino perché tutte abbiamo timore di una ritorsione di qualcosa di avverso che ha minato in passato la nostra stabilità, recuperare una serenità interiore ed accettare che non possiamo cancellare ma solo ridimensionare quello che ci spaventa è un primo passo…donna.jpg

La paura è un’ emozione che abbiamo certamente sperimentato nelle sue sfaccettature ed in relazione a diversi eventi o cose. Ogni individuo ha il proprio “tallone d’ Achille”, la propria paura. Qualunque essa sia, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’ atteggiamento che abbiamo nei suoi confronti.

La paura è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto.
Nella maggior parte dei casi però, è la PAURA DELLA PAURA quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere una minaccia che in passato ha minato la nostra sicurezza, reale o simbolica che sia.

Pensiamo per esempio agli attacchi di panico.

Le paure possono essere infinite, per quanto infiniti possono essere gli oggetti o le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita di tutti i giorni.
La stessa cosa che fa star bene una persona, può allo stesso tempo terrorizzarne un’ altra: dal timore di un oggetto, anche se di per sé non pericoloso (esempio il sangue, i ragni etc.) al timore di una situazione concreta (esempio gli spazi chiusi, quelli aperti, le malattie, guidare l’ automobile).

Pensiamo per esempio alla paura del futuro. Si tratta di una paura indefinita ed impalpabile. Potremmo definirla come la paura della perdita delle certezze, del senso di sicurezza, di vedere la nostra vita e le nostre abitudini che con tanta fatica abbiamo fondato, sconvolte da un evento che non è possibile prevedere, come un terremoto, e che ci lascia senza più nulla di quello che prima ci dava invece protezione e sicurezza.

La paura è perciò un sentimento del tutto soggettivo, che nasce profondamente dentro noi, dal nostro modo di affrontare la vita e di attribuire significati a ciò che ci circonda.
In un certo senso è come se “ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli”.

Se per un momento riuscissimo a liberare il campo dai pregiudizi ed osservare la paura da un punto di vista nuovo, si aprirebbe davanti a noi uno scenario denso di significati. Dietro ad una nostra paura, per quanto inoffensiva o incontenibile sia, si nasconde una sua ragione d’ essere, una precisa funzione che affonda le sue origini nella storia personale di ognuno di noi, o meglio ancora nel suo inconscio.

Allo stesso tempo però, possiamo azzardare a dire che la paura è una nostra alleata, nel senso che serve a mantenerci stabili, ossia a mantenerci in una situazione di equilibrio psicofisico che in quel preciso momento è la migliore che possiamo consentirci.
La paura è quindi apparentemente un’ amica fidata che ci segnala pericoli e ci protegge da situazioni rischiose.

A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere una paura ? O meglio a vincere la paura della paura ?

Vincere una paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’ animo aperto ed incontrare la paura sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità.

Se vogliamo veramente affrontare ed elaborare una paura, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario.

L’ ACCETTAZIONE è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere una paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente.
Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli.

La paura, è vero che ci protegge da esperienze, anche se piacevoli, che minacciano un equilibrio che non siamo ancora pronti a lasciar andare, ma allo stesso tempo erige intorno a noi un muro invisibile: più grande ed invasiva è la paura, più alto è il muro ed angusto lo spazio interno che comunica con il mondo esterno. Insomma una prigione.

Con l’ aiuto di un percorso psicoterapeutico è possibile trasformare questa prigione in uno spazio di lavoro, un luogo protetto nel quale ognuno con i suoi tempi, può costruire o rinforzare quegli aspetti fragili, vulnerabili di sé, aspetti che non sono ancora pronti a relazionarsi e a confrontarsi con il mondo. In questo modo la paura diventa UN POTENZIALE STRUMENTO DI CRESCITA e di EVOLUZIONE per ogni individuo che intende mettersi in gioco e trasformare aspetti disarmonici di sé.

Quando vinciamo una paura, significa che ci siamo aperti ad una consapevolezza, che abbiamo fatti nostri quegli aspetti di noi stessi e della vita che non accettavamo, anzi che disdegnavamo con tanta energia.

Ricordiamo una cosa: Cercare di cambiare le abitudini delle persone ed il loro modo di pensare, senza avere gli strumenti, è come scrivere sulla neve durante una tormenta, ogni dieci minuti dovete ricominciare a scrivere tutto dall’ inizio.

“La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze”.


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