Sensi di colpa e dubbi. Ma quante aspettative abbiamo sul nostro ruolo genitoriale? Cosa pretendiamo veramente?

Questo, più che altri, è un articolo dalla parte dei genitori. Si perché siamo stanchi, spesso avviliti, frustrati, stressati e chi più ne ha più ne metta. – “I nostri figli sono la nostra ragione di vita, difficile immaginarsi una vita senza, ma che fatica! Prendo spunto da una mamma che ha chiesto consiglio nel gruppo perché con sua figlia è una piccola battaglia per ogni cosa, dal cambiarsi al vestirsi all’uscire dalla doccia. Sembra mio figlio. E probabilmente anche il tuo, il tuo di te che stai leggendo adesso. Quante aspettative abbiamo sul nostro ruolo? Cosa pretendiamo veramente? Il frutto non cade mai lontano dall’albero, dicono.” – È indubbio che nel rapporto genitori figli ci sia la trasmissione di valori e ideali, ma sovente i genitori demonizzano i comportamenti che ritengono sbagliati, pensando che sia frutto di un proprio errore. E così si rischia di sentirsi inascoltati, frustrati e arrabbiati. La Dott.ssa Olga di Monaco psicologa, cercherà di offrirci attraverso degli esempi, alcuni utili consigli per gestire al meglio i “capricci”e trasformarli in atteggiamento costruttivo..

rabbia

Ma il frutto e l’albero non sono la stessa cosa. Il nostro compito è guidarli, accompagnarli, sostenerli nello sviluppo delle proprie potenzialità e attitudini, educarli nel rispetto del vivere civile, della convivenza, dei valori umani e affettivi che riteniamo importanti, ma la cosa più difficile è accettare progressivamente che non possiamo controllare tutto. Che sono individui che vanno formandosi, e col passare dei mesi e degli anni ci mettono dinanzi a lati e sfumature del loro carattere che tanto gradevoli non sono. Detto ciò, non ci è mai venuto in mente che la soluzione sia arrendersi o lasciar correre qualunque cosa perché tanto i nostri figli “sono in evoluzione”, ma proviamo a riflettere insieme su come gestire i momenti difficili.

I sensi di colpa, i dubbi atroci che ci assalgono nei momenti di crisi sono come dei piccoli mostri che divorano dall’interno le nostre energie: ci fanno vivere con un magone in gola, lo stomaco attorcigliato, la testa che scoppia, il cuore che piange.

Ci costringono a pensare che qualcosa di irreparabile si sia rotto per sempre, che se avessimo preso un’altra scelta o comportati in un altro modo le cose, adesso, andrebbero diversamente. In questo caso, diversamente nella nostra mente sta per “sicuramente meglio”. In realtà, non lo sappiamo. E non serve pensarci. A mente fredda, ci rendiamo conto che questo meccanismo cognitivo è un circolo vizioso che ci depaupera dalle forze positive che servono per trovare strategie nuove ed efficaci per risolvere il problema.

Andare a ritroso e rivivere gli errori in questo modo non aiuta, perché così non è fonte di apprendimento, ma di rimuginìo. Per migliorare, dobbiamo contestualizzarli e porci alternative, considerare cosa ci ha spinto ad agire in quel modo (Stanchezza? Rabbia? Frustrazione? Delusione? Aspettative?) e impegnare le nostre risorse per eliminare la fonte di stress e cambiare modo di pensare. E poi, si può chiedere scusa! Anche a nostro figlio. Chiedere scusa in modo conciso, empatico, caldo e soprattutto sincero (quando si è davvero consapevoli di aver fatto un torto all’altra persona, non solo per lavarci la coscienza“) ci consente di costruire un ponte tra il fallimento e la fiducia che c’è nel rapporto con l’altra persona.

Quelli che ci ostiniamo, tutti, a chiamare “capricci”, sono spesso l’espressione della sua volontà, di un suo bisogno, di un tempo di reazione e comprensione diverso dal nostro. Ci chiediamo mai se nostro figlio ha davvero compreso cosa gli abbiamo chiesto?

Probabilmente no. I nostri ritmi frenetici e l’ansia da semiubbidiscesonounbravogenitore ci sottraggano dal vero incontro con i nostri bimbi. Al di là dei ruoli, ricordiamoci che siamo persone, fallibili ma in evoluzione.
Alla soglia del nuovo anno scolastico, non posso che augurare Buona crescita a tutti!

5 consigli pratici per affrontare il rifiuto

– costruire con pazienza e costanza una routine che accompagni il passaggio da un’attività all’altra: canzoncina, lettura, gioco;

– preparatevi con largo anticipo così da non vivere anche lo stress del ritardo, che irrita tantissimo l’adulto;

– scandite le azioni quotidiane in fasi ben riconoscibili ed individuabili per il bambino, che gli facciano capire che il tempo per quell’attività sta finendo: es. lo shampo alla fine

– trovate una sediolino o comunque uno spazio che consenta al bambino di sfogarsi e sbollire. Non dovrà durare tantissimo, bastano 1 o 2 minuti. Servirà a voi per allentare la presa e a lui per distogliersi;

– i bambini arrabbiati hanno bisogno di sentire che li amate, nonostante tutto. Spiegategli cosa è successo, come vi siete sentiti e chiedetegli come sta. Se è piccolo probabilmente non saprà spiegarvelo a parole, ma sappiamo bene che i nostri cuccioli conoscono mille e un modo per comunicare.

Ogni famiglia è un nucleo a sè, suggerimenti ed indicazioni vanno sempre lette nel rispetto delle proprie caratteristiche e unicità.”


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