FertlityDay: attenzione alle cattive compagnie, potrebbero rubarvi la fertilità

Ce l’hanno fatta. Si, hanno raggiunto l’obiettivo. Tutti ne parlano, ormai è virale. Come dice il più famoso Oscar della letteratura inglese: “nel bene o nel male, purché se ne parli”. È giunto il giorno del tanto chiacchierato #fertilityday. L’avete vista la locandina?

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Nemmeno un mese fa, dopo il coro unanime di critiche ricevute alla presentazione della campagna, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin dichiarava all’Ansa: «La direzione per la comunicazione sta valutando come ricalibrare la comunicazione. Abbiamo 22 giorni per migliorare la qualità della campagna»quindi si pensava ad nuova strategia di comunicazione che fosse centrata su prevenzione e stili di vita sani. Peccato che il nuovo opuscolo non sia migliore dei precedenti. Nell’immagine sono contrapposte buone e cattive abitudini: le prime sono rappresentate da ragazzi biondi e sorridenti, le seconde da giovani di colore con treccine afro. E non poteva che essere di nuovo bufera sui social….

“Ammetto che ieri mattina aprendo Facebook ho pensato che fosse un fotomontaggio da una qualche propaganda di casa-vacanze a gestione familiare in voga negli anni 80. E invece no, è di oggi. OGGI. 

Che non ci sia un qualche fraintendimento sul senso del tanto auspicato ritorno alle sane abitudini di una volta? Tradizione non è sinonimo di regressione.

Si perché la finalità sembra proprio quella: un anacronistico quanto ridicolo messaggio neanche tanto subliminale che i comportamenti nocivi alla fertilità siano propri di quelle cattive “compagnie” fatte da ragazzacce e ragazzacci, brutti, sporchi, drogati e pure neri. Ignari, immaturi, caricature di adolescenti inconsapevoli.

Come dimenticare l’immagine delle scarpine col tricolore, oppure il paragone con il falso mito della bellezza eterna!

Eppure no, non è possibile che il nostro Ministero della salute volesse davvero deliberatamente dare un calcio a decenni di lotte per l’emancipazione e all’innegabile diritto dei cittadini di essere correttamente informati sui progressi scientifici in materia di salute e prevenzione. Ma c’è qualcosa di grosso che non torna.

È sbagliato far riflettere la popolazione sulla natalità nazionale? No, è sbagliato rafforzare e alimentare il divario tra culture diverse che coabitano un territorio.

È sbagliato promuovere buone prassi per la salute di uomini e donne?  No, è sbagliato subordinare questo fine al fascino di slogan offensivi e sessisti, in cui manca il buon senso nell’approccio a tutta una fetta di popolazione che non VUOLE e che non PUÒ, ma esiste, e invece non è neanche considerata perché non serve al raggiungimento dello scopo.

È sbagliato chiedere al popolo di pensare al futuro della propria nazione? No, è sbagliato spingere ad un investimento infinito e profondo come il generare un altro essere umano quando non sono garantite le condizioni sociali e strutturali che consentano una vita serena per l’intero nucleo; ed è sbagliato stimolare un tema come quello della procreazione quando non si garantiscono ai nostri ragazzi gli spazi di confronto e informazione adeguati per la formazione di un pensiero critico su di sé, sull’altro e sulla reciproca sessualità, considerato il tabù che ancora oggi questa rappresenta, nascosta dalla coltre del fai-da-te.  Come se non parlandone i ragazzi non avessero voglia di far l’amore.

Lo faranno, lo stesso, ma senza consapevolezza dei rischi e delle meraviglie che un’intimità consapevole regala. Come se non nominando gli aborti magicamente non ce ne fossero più. Ci sono, e ci saranno coppie e famiglie invisibili che vivranno un dolore immenso ed invisibile ai più.

Sembra che l’obiettivo sia quello di risvegliare l’orgoglio nazional-popolare nelle femmine italiche cosi che possano così rimpinguare le neonatologie delle cliniche italiane con pargoli belli, bianchi e sorridenti.
Non si sa come mai sorridano così spontaneamente queste candide coppiette. Sicuramente a loro sarà stato garantito un sussidio adeguato ad una dignitosa sopravvivenza, per loro e per la futura e agognata prole.

Di sicuro non hanno mai vissuto il dolore di una morte in utero, neanche gli viene detto che è uno dei rischi cui si va incontro attuando stili di vita non sani (per approfondire, visitate la pagina di CiaoLapo), di sicuro non sono sterili, di sicuro non sono preoccupati dal proprio futuro.

Quando ho deciso di riprendere a lavorare, un anno dopo la nascita di mio figlio, più di un selezionatore mi ha espresso, con la stessa purezza che traspare dal viso di quei giovini, il suo disappunto nell’assumere madri. Li ha chiamati vantaggi i miei, i nostri diritti. I miei e di mio figlio, i miei e di ogni famiglia italiana, già esistente o che sarà, o che avrebbe voluto esserci. Chissà quante ce ne sono di storie così! Magari una ogni 1,35 nati (Istat, 2015).

L’intento della campagna è la prevenzione dei fattori di rischio che riducono la fertilità del singolo e della coppia: lo avete fatto nel modo sbagliato. Su quello che c’era veramente di buono, su quello per cui sensibilizzare, è calato il sipario.

Dott.ssa Olga di Monaco psicologa


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