Allattare al seno: è una scelta intima, profonda, che va oltre lo status di “mamma X” o “mamma Y”

Si è appena conclusa la settimana mondiale dell’allattamento materno e, come ogni anno, vorrei che ciò che restasse davvero fosse la buona informazione. Solitamente, quando si parla di allattamento la folla si divide, gli animi si scaldano, i ruggiti non mancano. – la Dott.ssa Olga Paola di Monaco  psicologa cercherà di spiegarci come poter vivere serenamente l’allattamento senza colpevolizzarsi.

E’ una guerra. A tutti gli effetti.

“Io ho sempre dato il LA e mio figlio cresce benissimo, anche io sono stata cresciuta così e sono venuta su bene lo stesso”
“Come il latte di mamma non c’è niente, è oro per loro. E’ la scelta migliore che una mamma possa fare”.

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C’è qualcosa di sbagliato in queste affermazioni? Probabilmente no.

Ma forse lo è cercare spasmodicamente cosa sia giusto o sbagliato. La ricerca della soluzione migliore crea, per definizione, una barriera, una distanza, una competizione negativa che trincia e sfalda le innate possibilità di connessioni e sostegno tra mamme.

Sono profondamente convinta che ogni nucleo si impegni al massimo per crescere e sostenere al meglio lo sviluppo del proprio bambino, lo vedo ogni giorno nel mio lavoro a contatto con neo e futuri genitori. La pressione sociale e la paura dell’ignoto caricano i nuclei familiari di tensione e diffidenza verso tutto ciò che si discosta dalla propria linea, vivendo anche gli scambi e i confronti come possibili minacce dimenticandoci, in un’ irrazionale presa di posizione assolutista e di sfida, che ogni famiglia è unica.

Io sono contro la disinformazione, credo che tenere ben presente questi aspetti aiuti le nuove famiglie ad accogliere con serenità il confronto, e che ogni genitore debba essere messo nella condizione di decidere la strada da intraprendere basandosi su due livelli:

 la conoscenza;
 se stesso.

Spesso entrambe le fazioni si trincerano dietro le proprie posizioni, in una chiusura emotiva, prima ancora che ideologica. Non sono d’accordo nel demonizzare le mamme che scelgono di crescere i figli con il LA, che non se la sentono di allattare al seno, che non vogliono. Non sono d’accordo con l’ergere ad eroina nazionale una mamma che sceglie di allattare al seno. Qualunque sia, è una scelta intima, profonda, che va oltre lo status di “mamma X” o “mamma Y”. Ma c’è bisogno di sensibilizzare, per penetrare la coltre del pregiudizio e delle paure irrazionali (“non ho latte”, “si abitua”, “prende il vizio”…).

E’ su questa scia che affronto umanamente e professionalmente il tema dell’allattamento, e che voglio condividere con tutte le mamme e i papà: non come la manna dal cielo, non come la soluzione a tutti i mali, non come il termine di confronto con gli altri, ma come una modalità di accudimento su cui informarsi in quanto benefica e consigliata.

Preciso: chi non allatta al seno non ama meno i propri figli o è una mamma meno premurosa! Socialmente, purtroppo, tendiamo a sovrapporre e confondere DIVERSO con PEGGIORE, DIVERSO con MIGLIORE. Diverso è semplicemente DIVERSO. E questo genera conflitti.

Ma perché l’organizzazione mondiale della sanità consiglia caldamente l’allattamento al seno come forma di nutrimento esclusivo per i neonato per almeno i primi 6 mesi?

Perché, tra le altre cose, il latte materno è l’alimento che soddisfa il fabbisogno nutritivo del bambino, questa pratica favorisce sia la stimolazione sensoriale e relazionale del bambino che il senso di competenza materna della neomamma.

Sono indicazioni importanti che, se non vissute come una sfida o una minaccia, possono aprire ad un mondo di informazione e consapevolezza. La differenza qualitativa, comunque si allatti, la fa il coinvolgimento emotivo e la sintonizzazione affettiva (Stern,1985) nel gioco di sguardi e contatti fisici che Donald Winnicott (lo stesso autore che ha postulato il concetto dell’oggetto transizionale) chiama handling (la “manipolazione” fisica del neonato) e holding (il contenimento fisico e il senso di protezione trasmesso, 1970). E’ l’insieme di questi elementi relazionali ed affettivi che costituisce la base per la creazione dell’immagine e della rappresentazione mentale di sé e delle relazioni nel neonato (Bowlby, 1989). L’ allattamento al seno, essendo una pratica filogeneticamente ereditata dalla donna, favorisce tutto questo.

Vorrei che alle mamme passasse che, se vogliono, allattare si può. Vorrei che qualunque scelta venisse presa con consapevolezza, informate delle possibilità di sostegno psicologico e alla pratica e consapevoli dei falsi miti che circolano senza fondamento scientifico. Non sono io a doverli sfatare, ci sono fior di ostetriche e consulenti esperte degli aspetti pratici che riguardano l’allattamento.

Dal mio conto, nella mia esperienza, posso dirvi che una corretta informazione porta a maggiore consapevolezza, e meno sensi di colpa, rabbia, frustrazione, sintomi depressivi in una fase della vita così delicata come la nascita di un figlio. Le neo mamme che vedo appartengono ad entrambe le fazioni della guerra del latte. Quando una mamma in difficoltà non allatta al seno io mi chiedo sempre: chi c’era accanto a lei? A chi poteva rivolgersi? Che informazioni le sono state date?

E quando una mamma in difficoltà allatta al seno io mi chiedo sempre: chi c’era accanto a lei? A chi poteva rivolgersi? Che informazioni le sono state date?

Siamo mamme. E quando diventiamo mamme ci portiamo addosso il fardello di aspettative sociali e familiari, tradizioni e stili di vita che vengono fuori prepotentemente.
Credo che ognuno debba pretendere per se stesso e il proprio figlio il diritto ad essere informato su un certo tema piuttosto che un altro.

L’allattamento al seno come pratica fisiologica sta riscontrando negli ultimi anni una notevole attenzione mediatica e del web, specie grazie all’intervento e all’impegno di figure specializzate nel sostegno e nella pratica (ostetriche, psicologi, peer counselor, consulenti IBCLC) che mettono a disposizione le proprie competenze e conoscenze per diffondere le giuste conoscenze in merito.

Mamme, papà: i momenti di crisi servono a crescere! Chiedete aiuto se può servirvi a capire meglio cosa accade a voi e al vostro bambino. Le risorse sono dentro di voi, una guida esterna qualificata può aiutarvi ad incanalare al meglio le vostre energie, di cui tutta la famiglia può beneficiare!


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