“Parlare dello Streptococco agalactiae è importante: ecco la storia di mio figlio Francesco”

Dicembre oramai da tre anni a questa parte è un mese ricco di emozioni immense e vorrei condividere con voi mamme la mia esperienza di mamma del mio piccolo/grande leone Francesco. Nasce il 26 novembre 2013 con cesareo, una gestazione travagliata ma sano e pesa 3890 kg, non ha mai dato problemi, ha sempre mangiato ed è stato dimesso con una lieve ittero, dicevano, ma in ospedale non è mai stato sottoposto a nessun trattamento.” – a scriverci è mamma Elena Riboni protagonista di una storia molto difficile dove, ancora una volta, l’unica possibilità per prevenire determinate malattie è solo adottando misure di prevenzione con visite e tamponi in gravidanza  e accorgimenti durante il parto .

neonato

Parlare dello streptococco in gravidanza, è importante, perché qualcosa cambia e se lo streptococco beta emolitico di gruppo B o Streptococcus agalactiae è presente nel canale del parto al momento della nascita, può infettare il bambino con conseguenze talora gravi.

Il 24 dicembre ci rechiamo in ospedale per eco alle anche e mi dicono che è leggermente giallo, il 27 dicembre abbiamo la prima visita dal pediatra di base che ribadisce che per l’ittero deve prendere il sole. Ma dove vado io a trovare il sole a dicembre? Lo porto fuori in carrozzina.

Nella notte del 28 Francesco ha un pianto strano, mio marito e io decidiamo di portarlo in pronto soccorso pediatrico , è dolorante viene visitato e dicono abbia la pancina piena di gas, diagnosi: coliche…bho, non ne ha mai sofferto ma dico io, poteva essere l’inizio, premesso, ho un altro figlio ma anche lui non ha mai sofferto di coliche quindi non me ne intendevo, viene dimesso con dei fermenti lattici che a distanza di tre anni ho ancora in cucina in bella vista a ricordarmi di tutta questa storia.

Ha continuato a piangere anche a casa , poi me lo ero messo nel lettone e stringendolo tra le mie braccia si era addormentato .La giornata successiva era tranquillo, ancora dolorante al tatto, ma tranquillo, ora con il senno di poi dico che lo era troppo, il 30 dicembre dopo l’ennesima passeggiate con il passeggino mi sembra un po’ caldo, misuro la febbre per via rettale a 40,2 sfilo il termometro , mi ricordo che per lo spavento l’ho avvolto nella coperta senza nemmeno rimettere il pannolino; mi ricordo ancora quel viaggio di corsa in ospedale.

Ennesimo giro in Pronto Soccorso, Francesco è dolorante , ho ancora impresso nella mente il suo sguardo con gli occhi chiusi e una smorfia di dolore, al solo sfioragli in pancino comincia ad urlare come un ossesso. Visita, stick delle urine,esami del sangue…pcr alle stelle, ci mandano in radiologia per delle lastre: perfette non c’è nulla, il medico decide di fare rachicentesi,  4 buchi, non riescono a fare l’esame, 4 buchi nella sua piccola schiena quattro pugni nello stomaco a me che da fuori la stanza assisto impotente a tutto quello che lui sta subendo dentro.

Cominciano la profilassi per la meningite, nel frattempo viene avvisato il primario dell’arrivo di questo piccolo paziente, si mette il camice e entra nella stanzetta, riesce a prelevare il liquido spinale , dal colore e dalla portata di fuoriuscita capiscono gia che si tratta di meningite devono solo isolare il ceppo, la diagnosi è una fitta al cuore …mille pensieri, mille emozioni, nel frattempo mi si ammala anche l’altro figlio, pure lui viene portato in ospedale con la febbre a 40, profilassi per tutti e aspettiamo di capire come Francesco reagisce alla terapia.

E’ pieno di tubi, mi ricordo ancora il body che indossava in quei giorni, poiché quello è stato ‘unico indumento che ha indossato per più di dieci giorni, era a righe bianco azzurro e grigio, l’ho riposto in una scatola insieme al braccialetto identificativo di quando è nato e del fiocco di nascita. Non potevo prenderlo in braccio per evitare che venisse eccessivamente stimolato, mi toglievo il latte e l’infermiera glielo dava.

Io ero li con lui, non lo lasciavo mai potevo solo accarezzarlo e far sentire la mia presenza parlandogli.

Il 31 io e mio marito abbiamo mangiato una pizza che le infermiere erano andate a prenderci nella pizzeria li vicino, verso le 22:30 cominciano le clonie che dalla gamba destra salgono pian piano al braccio destro , suono il campanello, corre l’infermiera che lo strappa letteralmente via dal suo lettino e lo porta via.

Potrei andare avanti a scrivervi altre cose ma per me è già straziante ricordarmi questo, quindi qui mi fermo. Francesco ha avuto una sepsi neonatale e una meningoencefalite da streptococco agalactiae tipo B, sono forme rare ma haimé succedono.

Di giorni ne sono passati tanti in ospedale, di cure invasive e non, di visite specialistiche, di farmaci, quante flebo, quanti farmaci somministrati ininterrottamente 24/24h, io avevo smesso gìà al secondo giorno di chiedere e leggere su internet il bugiardino del farmaco, troppa paura , troppa ansia. Non so come ho fatto in quelle giornate , mi ricordo solo che le ore trascorse sembravano eterne, e il mio mal di testa è rimasto costante per giorni e giorni.

Francesco ha superato tutto, mi ha fatto il regalo più bello del mondo , con solo le sue forze e con  solo i suoi 4 kg ha deciso di stare con noi. Il mio Francy è nato due volte .

Il mio amore ha percorso tanta strada, superato tanti ostacoli e nel frattempo, di anni ne sono passati tre , nessun danno neurologico, nessun deficit, siamo stati fortunati, tutto questo per dirvi che certe malattie non sono poi così rare..”


CLINICA DELLO STREPTOCOCCO B

Per prevenire questa eventualità, di norma il ginecologo prescrive alla futura mamma un tampone vaginale da eseguire dopo la 35esima settimana di attesa, all’approssimarsi del termine della gravidanza. In caso di esito positivo, con un trattamento antiobiotico mirato si abbatte la carica batterica e il rischio di infezione del piccolo. Il picco del rischio è al momento del parto, quando il bambino entra in contatto diretto con la mucosa vaginale. In presenza del batterio, la probabilità di contagio del bimbo è del 70% circa. Tra i contagiati, solo l’1-2% manifesta sintomi di rilievo clinico. Per tutti gli altri l’infezione è asintomatica.

L’infezione a esordio precoce si può manifestare in molteplici forme: nel 30-40% dei casi come polmonite, nel 30-40% come sepsi perinatale severa senza una localizzazione e infine come meningite nel 30% dei casi. In media i primi sintomi compaiono entro le prime 20 ore di vita. Comunque, oltre il 50% dei neonati può già  essere sintomatico alla nascita.
L’infezione da SGB a esordio tardivo si manifesta nell’80-85% dei casi come meningite. In genere i sintomi possono comparire a partire dal settimo giorno al terzo mese di vita; l’incidenza è di 0,5-1,8:1000 nati vivi. Ricordiamo,infine, che l’infezione da SGB in gravidanza può determinare morte endouterina del feto e, più raramente, aborto. CONTINUA A LEGGERE QUI


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5 thoughts on ““Parlare dello Streptococco agalactiae è importante: ecco la storia di mio figlio Francesco”

  1. sei una super mamma! anch’io ho due figlie piccole… e ti capisco benissimo e nelle tue parole ho provato il tuo stesso dolore… mia figlia è stata ricoverata a maggio perché era disidrata , colpae dal forte acetone..che ne soffre dalla nascita e puoi capire…6 giorni di ricovero…ogni volta che ha l’acetone angoscia…complimenti bellissime parole!

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  2. Ciao, sono finita qui per caso, sono a 37+3 e sono risultata positiva al tampone rettale (quello vaginale è negativo). Sono un po’ preoccupata, mi han detto che farò l antibiotico durante il travaglio, spero vada tutto bene. Sono contenta che la tua storia sia andata a lieto fine sei una mamma coraggiosa.

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